Da abbattere la tettoia che impedisce al vicino l’esercizio della servitù di veduta

Corte di Appello di Palermo, Sez. II Civ., 25.05.2015 n. 781

La fattispecie al nostro esame riguarda i rapporti tra due vicini, laddove l’uno, noncurante del disagio che avrebbe potuto provocare all’altro, decide di costruire nel proprio terrazzo una tettoia, con notevole menomazione dell’arieggiamento agli affacci e impedimento alla veduta nei confronti del condomino posto al piano di sopra.

Quando si è acquistato il diritto di avere vedute dirette verso il fondo vicino, il proprietario di questo non può fabbricare a distanza minore di tre metri, misurata a norma dell’art. 905 c.c. La norma ricollega il diritto di veduta alla distanza tra lo sporto dal quale si esercita la veduta e la nuova costruzione sul fondo vicino e, in tale ottica, deve rispettare la prescritta distanza”.

A sottolineare ciò, principio peraltro previsto dall’art. 907 cod. civ., è la Corte di Appello di Palermo che, con la decisione ora in commento, si inserisce nel solco di un orientamento conforme della Suprema Corte in materia di tettoie e di distanze minime tra costruzioni.

Infatti, a più riprese gli Ermellini hanno ricordato che il limite di tre metri, previsto dal codice civile come distanza minima tra le costruzioni, deve essere rispettato e non solo in senso orizzontale, ovverosia tra edifici posti l’uno vicino all’altro, ma anche in senso verticale, ovverosia tra il proprietario del piano di sotto, che ha costruito la tettoia, e quello posto al piano di sopra che, affacciandosi dalle proprie finestre, non è più in grado di vedere il giardino sottostante od il cortile condominiale. La Suprema Corte (Sez. II, 05.07.2012, n. 11302) ha peraltro chiarito che il diritto di veduta è multidirezionale: non basta rispettare le distanze soltanto in senso orizzontale e verticale «Con riferimento al carattere assoluto della zona di rispetto dalle vedute occorre partire dalla considerazione che l’art. 905, primo comma, cc, nel disciplinare la distanza dalle vedute chiarisce espressamente che tale distanza va rispettata con riferimento al “fondo” e non alla parte del fondo prospiciente la veduta. Da un punto di vista logico la stessa conclusione si impone con riferimento all’art. 907, ultimo comma, cc., nel quale si parla di distanza della “costruzione” in genere dalla veduta e non della parte della costruzione perpendicolare alla veduta. Una conferma indiretta della esattezza di tale interpretazione viene dalla sentenza 7 luglio 2011 n. 14953 delle Sezioni unite di questa Corte, la quale, con riferimento all’art. 9 del d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, che prevede una distanza di 10 metri delle costruzioni dalle “pareti finestrate”, ha affermato che tale disposizione esige in maniera assoluta il rispetto della distanza in questione, essendo destinata a disciplinare le distanze tra le costruzioni e non tra queste e le vedute, in modo che sia assicurato un sufficiente spazio libero che risulterebbe inadeguato se comprendesse soltanto quello direttamente antistante alle finestre in direzione ortogonale, con esclusione di quello laterale (Cass. n.4608/12). In senso conforme cfr. Cass. nn. 4389/09, 4976/00, 5390/99».

Tornando al caso che ci occupa, il Giudice siciliano ha dunque rigettato il ricorso di un condomino che era stato condannato, in primo grado, a rimuovere la tettoia dal terrazzo in quanto installata in aderenza o in appoggio al muro perimetrale adiacente, senza rispettare la prescritta distanza di tre metri dalla soglia del terrazzo dell’appartamento sovrastante il cui proprietario risultava così titolare di una servitù di veduta anche in appiombo, costituita per destinazione del padre di famiglia, ossia dell’originario costruttore dell’immobile condominiale, non mancando altresì di rilevare che tale limitazione del diritto di veduta era ben visibile anche dall’esame della documentazione fotografica allegata alla disposta Consulenza Tecnica di Ufficio.

In altri e più chiari termini, l’ordine di demolizione scatta perché il manufatto realizzato sulla terrazza a meno di tre metri dal confine preclude l’esercizio della servitù a chi da tempo ha acquistato il relativo diritto. Come sopra detto, è lo stesso codice [art. 907 cod. civ.] a stabilire che “quando si è acquistato il diritto di avere vedute dirette verso il fondo vicino, il proprietario di questo non può fabbricare a distanza minore di tre metri”.

Per la Corte territoriale, il ricorso è da rigettare e la tettoia è da eliminare.

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