Contratti bancari. Il correntista deve produrre gli estratti conto, fin dal sorgere del contratto con l’Istituto, se agisce per la ripetizione dell’indebito costituito dagli importi illegittimamente addebitati in virtù della capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi e del calcolo degli stessi a tasso ultralegale

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Contratti bancari. Il correntista deve produrre gli estratti conto, fin dal sorgere del contratto con l’Istituto, se agisce per la ripetizione dell’indebito costituito dagli importi illegittimamente addebitati in virtù della capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi e del calcolo degli stessi a tasso ultralegale

Cassazione Civile, sez. I, 11.01.2017 n. 500

In fatto. Ottenuto dalla Banca il decreto ingiuntivo in ordine al saldo passivo del conto corrente, il correntista [X] si oppone avverso il provvedimento monitorio spiegando domanda riconvenzionale fondata sulla richiesta di ripetizione dell’indebito, costituito dagli importi illegittimamente addebitati in virtù della capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi e del calcolo degli stessi a tasso ultralegale, fin dall’inizio del rapporto intercorso con la banca, domanda che viene accolta integralmente dalla Corte di Appello. L’importo complessivo riconosciuto dalla Corte di Appello è stato ottenuto in virtù dell’applicazione del cd. saldo zero iniziale dovuto alla mancata produzione, rileva la stessa Corte territoriale, da parte dell’istituto bancario, degli estratti conto relativi al rapporto dedotto in giudizio dall’inizio di esso (1982) fino alla fine del 1991, essendovi documentazione dell’andamento del rapporto soltanto a partire dal 1992 fino allo scioglimento del contratto. Avverso tale pronuncia ha proposto ricorso in Cassazione l’istituto bancario, affidato ad un unico motivo consistente nella asserita violazione dell’art. 2697 cod. civ. per non essere stato correttamente applicato il principio regolatore dell’onere della prova in ordine alla domanda riconvenzionale proposta dalla società correntista, assumendo, limitatamente ad essa, la veste di attrice, in quanto tale gravata dell’onere di provare interamente il credito azionato.

In diritto. La Suprema Corte giunge a diverse conclusioni da quelle assunte dalla Corte di Appello, e accoglie il ricorso della Banca, ritenendo manifestamente fondato il motivo di impugnazione proposto, alla luce delle regole generali relative all’onere della prova; gli Ermellini decidono così nel merito, confermando la sentenza di primo grado sia sulla sorte capitale sia sugli accessori. I giudici di Piazza Cavour, infatti, ricordano anzitutto che chi propone una domanda riconvenzionale, di natura creditoria, deve provare l’esistenza e l’entità del credito. Nel delineato contesto, l’attore in riconvenzionale deve produrre – circostanza non avvenuta nel caso di specie – gli estratti conto, in guisa consentendo al giudice di ricostruire tutto il rapporto di dare e avere intercorso tra le parti, senza soluzione di continuità fin dal sorgere del rapporto medesimo, così da detrarre l’indebito costituito dall’applicazione della vietata capitalizzazione trimestrale degli interessi e del tasso ultralegale degli stessi. A differenza del primo giudice, che ha correttamente calcolato il credito del correntista soltanto a partire dal primo estratto conto prodotto dal correntista, la Corte di Appello ha errato, rilevano gli Ermellini, ponendo a carico dell’istituto bancario la prova del credito azionato dal correntista, così però non facendo buon governo del regime probatorio fondato sull’art. 2697 cod. civ., secondo cui, chi propone una domanda riconvenzionale, di natura creditoria, deve provare l’esistenza e l’entità del credito.

Compensate le spese processuali dei gradi di appello e di legittimità.

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