Il condomino non può adibire a mansarda ad uso esclusivo la porzione di sottotetto di natura condominiale

mansarda

«La proprietà condominiale del locale sottotetto dell’edificio, anche nella parte sovrastante l’appartamento, sito all’ultimo piano, impedisce al proprietario di quest’ultimo di trasformarlo in mansarda ad uso esclusivo. L’uso più intenso che il singolo condomino può fare della cosa condominiale certamente non può risolversi nell’escludere totalmente da godimento di una delle parti comuni il condominio e, quindi, gli altri condòmini».

E’ quanto emerge dalla sentenza della Suprema Corte[1] che ha rigettato il ricorso del proprietario che aveva trasformato il sottotetto in mansarda, di proprietà esclusiva.

In fatto e in diritto. A fronte della sentenza del Tribunale adìto, confermata in sede di appello, veniva dichiarata la proprietà condominiale del locale sottotetto dell’edificio, anche nella parte sovrastante l’appartamento sito all’ultimo piano, di proprietà del convenuto [X] il quale, sollecitando così l’azione di alcuni condomini [Y], aveva adibito a mansarda la porzione del sottotetto, ad uso esclusivo.

Ma anche gli Ermellini, allineandosi alle decisioni assunte dalla Corte territoriale a riguardo, non ritengono di accogliere il ricorso di [X] il quale contesta l’uso condominiale del locale, assumendo la sussistenza di un uso individuale. Diversamente, i giudici di Piazza Cavour concordano nel ritenere «l’uso condominiale del sottotetto, reso peraltro evidente, dal divieto di accesso allo stesso da parte dei singoli condomini, reso effettivo attraverso l’attivazione del portiere, il quale solo per comprovate e transitorie ragioni poteva temporaneamente far accedere al sottotetto i singoli condomini». L’affermazione, poi, secondo la quale la sentenza «non avrebbe preso atto che l’uso condominiale aveva riguardato solo una parte del sottotetto risulta apodittica e non autosufficiente».

Entra in gioco certamente l’utilizzo più intenso della cosa comune da parte del singolo condomino, richiamato dal ricorrente, che tuttavia non può risolversi nell’escludere totalmente dal godimento di una delle parti comuni il condominio e, quindi, gli altri condomini. «Non è dubbio, infatti, che l’uso più intenso della cosa comune alla quale fa riferimento il ricorrente importa, appunto, che fermo restando la fruizione condominiale di quella parte, il singolo condomino, che con essa venga a trovarsi in una situazione di particolare prossimità, può goderne con particolare intensità, senza, tuttavia, si ripete, mutarne la destinazione e negarne la natura comune».

 

[1] Sez. II, 23.03.2017, n. 7544

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