Condominio. responsabilità da custodia. caduta dall’ascensore

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Condominio. responsabilità da custodia. caduta dall’ascensore. l’utente disattento non può essere risarcito

Cass. Civ., Sez. III Civ., 22.06.2016 n. 12895

Fino a che punto il Condominio deve essere ritenuto responsabile del danno occorso ad un condomino caduto mentre usciva dall’ascensore a causa dell’arresto della cabina ad un livello più basso di circa 20 centimetri rispetto al piano di uscita ? Se solo pensiamo a quante volte al giorno siamo soliti prendere l’ascensore nonché ai numerosi e recenti provvedimenti giurisprudenziali sull’argomento, ci rendiamo conto che non si tratta di questione di poco momento.

Il fatto alla attenzione della Suprema Corte. La Signora [X] propone ricorso, affidato a tre motivi, avverso la decisione della Corte di Appello che, in totale riforma della sentenza del Tribunale, rigettava la domanda proposta nei confronti del Condominio per il risarcimento del danno, ex art. 2051 c.c., subìto in conseguenza di una rovinosa caduta mentre usciva dall’ascensore, attribuita al malfunzionamento dello stesso, che si era arrestato più in basso con un dislivello di circa 20 centimetri rispetto al piano di uscita. In altri e più chiari termini, mentre in primo grado le richieste risarcitorie della donna avevano trovato accoglimento, la Corte di merito le aveva disattese ravvisando il caso fortuito consistente nel comportamento negligente della danneggiata, quale comportamento disattento idoneo ad interrompere il nesso di causa tra l’evento ed il danno.

In motivazione. Gli Ermellini confermano l’iter argomentativo seguito dalla Corte di merito in quanto, ai sensi dell’art. 2051 c.c., «allorché venga accertato, anche in relazione alla mancanza di intrinseca pericolosità della cosa oggetto di custodia, che la situazione di possibile pericolo, comunque ingeneratasi, sarebbe stata superabile mediante l’adozione di un comportamento ordinariamente cauto da parte dello stesso danneggiato, deve escludersi che il danno sia stato cagionato dalla cosa, ridotta al rango di mera occasione dell’evento, e ritenersi, per contro, integrato il caso fortuito (Cass. n. 23584 del 2013)».

Nella specie, infatti, il dislivello «di circa 20 centimetri avrebbe potuto essere intrinsecamente pericoloso; ma, le condizioni di illuminazione e la presenza della doppia porta, avrebbero reso superabile il pericolo – comunque ingeneratosi – se la danneggiata avesse tenuto un comportamento ordinariamente cauto, come mette in evidenza il giudice dei merito nel valutare così interrotto il nesso causale tra cosa ed evento».

La Suprema Corte quindi rigetta il ricorso, condannando la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.

A chiusura del presente commento, una considerazione finale sorge spontanea: non ci si può distrarre mai…..ed anche prendere l’ascensore può, talvolta, rivelarsi insidioso …!

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