Condominio. Distacco da impianto centralizzato.

riscaldamento

E’ legittima la rinuncia di un condomino all’uso dell’impianto centralizzato di riscaldamento – anche senza necessità di autorizzazione o approvazione da parte degli altri condomini – purché l’impianto non ne sia pregiudicato, con il conseguente esonero, in applicazione del principio contenuto nell’art. 1123, secondo comma, cod. civ., dall’obbligo di sostenere le spese per l’uso del servizio centralizzato; in tal caso, egli è tenuto solo a pagare le spese di conservazione dell’impianto stesso. Né può rilevare, in senso impediente, la disposizione eventualmente contraria contenuta nel regolamento di condominio, anche se contrattuale, essendo quest’ultimo un contratto atipico meritevole di tutela solo in presenza di un interesse generale dell’ordinamento. Deve quindi ritenersi che la condivisibile valutazione di nullità della clausola regolamentare impeditiva del distacco del singolo condomino, si estenda anche alla correlata previsione che obblighi il condomino al pagamento delle spese di gestione malgrado il distacco, dovendosi ragionevolmente sostenere che la permanenza di tale obbligazione di fatto assicuri la sopravvivenza della clausola affetta da nullità, impedendo il prodursi di quello che è il principale ed auspicato beneficio che il condomino intende trarre dalla decisione di distaccarsi dall’impianto comune.

E’ quanto emerge dalla ordinanza[1] pubblicata dalla seconda sezione.

In sostanza, ciascun condomino può distaccarsi dall’impianto centralizzato di riscaldamento nel caso che dal detto distacco non derivino squilibri nel funzionamento dell’impianto centralizzato né maggiori consumi per gli altri condomini. Alla legittimità del distacco consegue anche l’esonero del condomino dal pagamento delle spese per il consumo, e ciò nonostante il regolamento condominiale contrattuale preveda diversamente.

In fatto. Impugnate da un condomino dinanzi al Tribunale le delibere condominiali che avevano rigettato la sua richiesta di distacco dall’impianto di riscaldamento centralizzato, nella ritenuta loro contrarietà alla legge, chiedendo per l’effetto di non essere più tenuto a contribuire alle spese di gestione dell’impianto di riscaldamento centralizzato, il Tribunale, ritenuto legittimo il distacco operato dal condomino, affermava tuttavia che, in applicazione delle disposizioni del regolamento condominiale contrattuale, l’attore era comunque tenuto a partecipare alle spese relative alla conservazione ed uso dell’impianto centralizzato. Proposto appello, la Corte territoriale confermava la sentenza gravata, ritenendo applicabili, quanto alle spese di gestione, le disposizioni del regolamento che escludevano la possibilità per il condomino di sottrarsi alle spese di manutenzione, riparazione, consumo ed esercizio del riscaldamento, anche laddove il singolo condomino si fosse distaccato dall’impianto centralizzato.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il condomino che, dagli Ermellini, si è visto accogliere le proprie richieste, sia con riferimento alla legittimità della scelta del distacco dal centralizzato, sia con riferimento alle spese di uso.

In diritto. La Corte di Cassazione ha quindi ritenuto, come risulta dalla massima sopra riportata, che «è legittima la rinuncia di un condomino all’uso dell’impianto centralizzato di riscaldamento – anche senza necessità di autorizzazione o approvazione da parte degli altri condomini – purché l’impianto non ne sia pregiudicato, con il conseguente esonero, in applicazione del principio contenuto nell’art. 1123, secondo comma, cod. civ., dall’obbligo di sostenere le spese per l’uso del servizio centralizzato; in tal caso, egli è tenuto solo a pagare le spese di conservazione dell’impianto stesso. Né può rilevare, in senso impediente, la disposizione eventualmente contraria contenuta nel regolamento di condominio, anche se contrattuale, essendo quest’ultimo un contratto atipico meritevole di tutela solo in presenza di un interesse generale dell’ordinamento».

I giudici di Piazza Cavour sono dell’avviso che «la condivisibile valutazione di nullità della clausola regolamentare impeditiva del distacco del singolo condomino, si estenda anche alla correlata previsione che obblighi il condomino al pagamento delle spese di gestione malgrado il distacco, dovendosi ragionevolmente sostenere che la permanenza di tale obbligazione di fatto assicuri la sopravvivenza della clausola affetta da nullità, impedendo il prodursi di quello che è il principale ed auspicato beneficio che il condomino intende trarre dalla decisione di distaccarsi dall’impianto comune».

Parola al Giudice del rinvio per nuovo esame.

 

[1] Corte di Cassazione, Sez. II, 12.05.2017 n. 11970

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