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TARI

TARI (Tassa Smaltimento Rifiuti) illegittima: come recuperare quanto pagato in eccesso

Il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, in risposta a un’interpellanza parlamentare del 18 ottobre scorso, rivolta dal deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S), ha chiarito che «La parte variabile della tariffa va computata una sola volta, considerando l’intera superficie dell’utenza composta sia dalla parte abitativa che dalle pertinenze situate nello stesso Comune».

E così è emerso che diversi Comuni Italiani (tra i tanti, i Comuni di Milano, Genova, Ancona, Napoli, Catanzaro e Cagliari) hanno commesso un errore in ordine alla quota variabile, moltiplicata tante volte quante sono le c.d. pertinenze (ovverosia i posti auto,  i box, le cantine, le mansarde, le soffitte, etc). Ad esempio: chi ha una casa con 95 metri quadrati complessivi, di cui 70 di casa, 15 di garage e 10 di cantina, ha pagato la quota variabile non, come avrebbe dovuto avvenire, una sola volta bensì – ed erroneamente – tre volte e, quindi, in eccesso.

A riguardo, basta leggere con attenzione la bolletta. Essa contiene il riepilogo dell´importo da pagare, le istruzioni per il pagamento e il dettaglio delle somme in cui sono indicate le unità immobiliari (dati catasto, foglio, particella, sub), la superficie sottoposta a tassazione, il numero degli occupanti, la quota fissa e la quota variabile. Se, unitamente all´immobile, vi sono pertinenze, e se anche per esse è indicata una quota variabile, allora si può chiedere il rimborso.

Come procedere?

Verificato, con l’ultima bolletta, l’errore nella determinazione della TARI, si può procedere con la richiesta di rimborso, previamente verificando di essere in possesso delle bollette con la prova degli avvenuti pagamenti (la TARES, in vigore per il 2013, e la TARI in vigore da 2014); in mancanza, si potrà chiedere copia degli stessi all’Ufficio Tributi del Comune, formulando istanza di accesso agli atti amministrativi, nel rispetto della L.241/1990.

Sussistendo il diritto al rimborso, ed intendendo procedere, dovrà essere avviata, con raccomandata a.r. o tramite PEC, citando gli estremi dell’interrogazione parlamentare n. 5-10764 del 18 ottobre 2017, e allegando gli avvisi di pagamento della Tari contestata, la procedura di conciliazione presso il Comune di residenza al fine di chiedere la restituzione delle somme versate in eccesso. Trascorsi 90 giorni, ove il Comune non risponda, o risponda in termini di diniego, si potrà fare ricorso alla Commissione tributaria locale.

guida

Guidare scalzi o a piedi nudi si può ?

Alzi la mano chi sa esattamente come comportarsi a riguardo, anche perché un tempo mettersi alla guida scalzi o facendo uso di calzature di tipo aperto (ciabatte, zoccoli, infradito) era vietato. Ma oggi, con le auto di ultima generazioni in cui il ruolo dell’impianto frenante è diventato ancora più fondamentale, non è più così.

Infatti, dal 1993 [nel Codice della Strada in vigore sino al 1992 era espressamente previsto nel regolamento di esecuzione il divieto di condurre i veicoli indossando calzature aperte (tipo zoccoli, ciabatte, ecc.], tale limitazione è stata eliminata, lasciando al conducente la discrezionalità e l’apprezzamento di opportunità circa il tipo di scarpe da utilizzare durante la guida. Il conducente “deve autodisciplinarsi nell’abbigliamento in modo da garantire un’efficace azione di guida con i piedi”, così come si legge sul sito della Polizia.

Peraltro, sono gli stessi articoli 140 e 141 del nuovo Codice della Strada che richiedono alla guida un comportamento tale “da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione ed in modo che sia in ogni caso salvaguardata la sicurezza stradale” (art. 140) e che il conducente debba “essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile” (art. 141).

Ciò considerato, e concludendo, possiamo tranquillamente scegliere quale calzature indossare alla guida, senza vincoli di sorta? Non propriamente, perché l’assicurazione a riguardo ci potrebbe obiettare, in caso di incidente, e qualora nel verbale redatto da Polizia e Carabinieri fosse indicata la circostanza di guida senza scarpe (per esempio), che il sinistro è stato provocato da una “negligenza grave” – quando l’automobilista non incorra in un’accusa per lesioni gravi o addirittura per omicidio stradale – e così, dopo aver pagato i danni, potrebbe agire in rivalsa nei confronti dell’automobilista per non aver rispettato il Codice della Strada (salvo che nel contratto RCA non si sia firmata la clausola di rinuncia alla rivalsa per infrazioni al Codice della Strada).

Saranno il buon senso (come sempre) e il rispetto del Codice della Strada a ‘guidarci’ sul comportamento da tenere al fine di non recare danni agli altri, oltre che a sé stessi.

10 07 2007Polizia controlli velocità multanova autovelox telelaser Ph.FotoLive Ettore Ranzani

E’ arrivato TruCam, il nuovo super autovelox

E’ partita la sperimentazione – per ora nel Lazio (sulla Pontina), in Sardegna (lungo la Statale 131 nel tratto di Oristano, all’altezza di Santa Cristina di Paulilatino) e a Bari – del telelaser TruCam, l’ultima evoluzione dell’autovelox, in grado di rilevare non soltanto la velocità, monitorando anche i divieti di sorpasso, ma anche di registrare in video eventuali infrazioni come guida al telefono e senza l’uso delle cinture di sicurezza, filmando quel che accade all’interno dell’abitacolo del mezzo.

Infatti, questo super autovelox, in grado di rilevare la velocità fino a 320km/h, ha una telecamera capace di riprendere i mezzi in avvicinamento fino a 1.200 metri di distanza, sia di giorno sia di notte; a fronte di detta capacità di rilevamento a lunga distanza si potrà procedere al fermo immediato del veicolo e alla contestazione delle infrazioni.

Per il peso ridotto (1,5 kg), il telelaser può essere montato su una postazione fissa così come può essere utilizzato anche da un operatore di polizia.

La notizia è stata resa cognita da www.corrieredellasera.it.

Una vera rivoluzione nel sistema di controllo delle strade che renderà, di fatto, più impegnativo, ricorrere dinanzi al prefetto o al giudice di pace territorialmente competente (della località dove è stata rilevata l’infrazione) per ottenere l’annullamento della multa irrogata; sulla Pontina questo apparecchio ha già fatto le sue prime vittime, rilevando, in poche ore, oltre trecento infrazioni per mancato rispetto del limite di velocità in quel tratto previsto di 90 km orari.

Ciò precisato, sarebbe auspicabile che il nuovo e sofisticato telelaser della Polstrada possa costituire effettivamente un deterrente contro i comportamenti errati, causa di incidenti stradali, visto che in Italia siamo ai primi posti per incidenti, anche mortali, dovuti a guida distratta, eccesso di velocità e mancato rispetto della distanza di sicurezza.

L’Istat, nel rendere disponibili i dati definitivi sugli incidenti stradali, ha rilevato che nel 2015 si sono verificati in Italia 174.539 incidenti stradali con lesioni a persone, che hanno provocato 3.428 vittime (morti entro il 30° giorno) e 246.920 feriti. Per la prima volta dal 2001 sono aumentate le vittime della strada (+1,4% sull’anno precedente).

E allora, ben arrivato TruCam, se potrà servire a rendere la vita più dura agli automobilisti indisciplinati.

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Multe e tributi locali rottamabili

Multe e tributi locali rottamabili

C’è tempo fino al 31 marzo 2017 per aderire alla sanatoria delle cartelle Equitalia con riferimento alle multe per violazioni del Codice della Strada non pagate e per i tributi locali, ovverosia le tasse che i cittadini versano direttamente ai Comuni (addizionale comunale IRPEF, IMU, TARES, imposta di scopo, imposta di pubblicità e diritti su affissioni, TOSAP, concessioni edilizie) alcune andando a colpire il patrimonio (IMU), altre a coprire costi specifici del Comune (raccolta rifiuti, diritti di affissione, oneri di urbanizzazione), ed altre ancora l’utilizzo del privato di uno spazio pubblico o aperto al pubblico (TOSAP, Tassa di pubblicità).

Ma in cosa consiste detta ‘sanatoria’ ? Si tratta di una sorta di ‘definizione agevolata’ prevista dal decreto fiscale n.193/2016 (in vigore dal 24.101.2016) in base alla quale, con riferimento alle multe stradali, lo sconto è limitato agli interessi, compresi quelli di cui all’art. 27, comma 6, legge n. 689/1981 (l’art. 27 prevede che, in caso di ritardo nel pagamento, la somma dovuta è maggiorata di 1/10 per ogni semestre a decorrere da quello in cui la sanzione è divenuta esigibile e fino a quello in cui il ruolo è trasmesso all’esattore) e non alle sanzioni; per i tributi, il pagamento avviene al netto delle sanzioni e degli interessi di mora.

Il debitore, se vuole, deve quindi farne richiesta utilizzando la modulistica predisposta dall’agente della riscossione Equitalia (c.d. modulo DA1) che può essere inoltrata via PEC, allegando copia del documento d’identità, o direttamente presso gli uffici della concessionaria.

Le cartelle che possono essere ‘rottamate’ sono quelle richieste da Equitalia dal 2000 al 31 dicembre 2016.

Questo vale per i Comuni che si sono affidati ad Equitalia. Ma la rottamazione riguarda anche le imposte locali e le multe elevate in quei Comuni che non hanno aderito alla rottamazione per gli anni precedenti, anni nei quali il Comune riscuoteva tramite Equitalia. Molti Comuni non hanno ancora deliberato se aderire, o meno, alla rottamazione dei ruoli, qualcuno avendo già dichiarato di essere contrario. L’adesione alla rottamazione, peraltro, è a discrezione dei Comuni che possono adottare un regolamento locale che disciplini le modalità con le quali il debitore manifesta la volontà di avvalersi della sanatoria e termini della definizione del debito. Il suggerimento, quindi, è di verificare la situazione accedendo al sito istituzionale del Comune interessato.

Presentata la domanda entro il 31.03.2017, entro la fine del successivo mese di maggio interverrà la risposta di Equitalia che dovrà comunicare l’importo, scontato, da pagare, e che potrà essere versato in un’unica soluzione o a rate, per un massimo di cinque. Entro il mese di dicembre 2017 dovrà risultare versato il 70% dell’importo, ovvero 3 delle 5 rate complessive. Mentre il restante 30% dovrà essere versato entro il mese di settembre 2018.

E’ bene sottolineare che, una volta presentata la dichiarazione entro il 31.03.2017, entro la stessa data è sempre e comunque possibile rinunciare alla definizione agevolata, all’uopo presentando una ‘dichiarazione di rinuncia’ espressa alla richiesta di adesione alla definizione agevolata in precedenza inviata.

La presentazione della richiesta di adesione alla definizione agevolata interrompe le azioni esecutive avviate da Equitalia a condizione che l’istanza venga presentata prima della vendita del bene o dell’assegnazione del bene a un creditore ovvero, in caso di pignoramento presso terzi di un credito, prima del provvedimento di assegnazione, ex art. 533 cpc.

Dall’1 luglio 2017 vi sarà la soppressione di Equitalia, di talché unico titolare dei crediti fiscali sarà l’Agenzia delle Entrate.

 

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Cambio del gestore telefonico. I costi di disattivazione

Cambio del gestore telefonico. I costi di disattivazione.

La legge n.40 del 02.04.2007 (legge Bersani-bis), che ha convertito, con modifiche, il Decreto Legge n. 7/2007, al comma 3 dell’art. 1 prevede che «I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate da costi dell’operatore e non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a trenta giorni».

In altri e più chiari termini, dal 2007 è prevista la facoltà di passare da un operatore telefonico ad un altro senza che vengano comminate penali in caso di disdetta o recesso anticipato, salvi i cosiddetti ‘costi dell’operatore’ che attengono [o dovrebbero attenere] alle spese reali che l’operatore sopporta in caso di disattivazione del servizio o di trasferimento dell’utenza.

Ho detto tra parentesi ‘dovrebbero attenere’ in quanto proprio l’espressione ‘costi dell’operatore’ ha consentito alle compagnie di aggirare la legge; ed infatti, una volta cambiato operatore, nel dettaglio dei costi contenuto nell’ultima fattura è frequente riscontrare tra gli importi ‘una tantum’ il ‘costo disattivazione linea e servizio’, che, a ben vedere, altro non è che la penale.

La Legge Bersani e soprattutto le successive Linee guida della Direzione Tutela dei consumatori diramate ad hoc dalla Agcom, intervenuta quest’ultima più volte per disciplinare le procedure di passaggio da un operatore ad un altro, riconoscono la legittimità di tali costi solo «se la previsione di essi sia ritenuta indispensabile dall’operatore in vista delle attività da compiersi e ferma restando la necessità di fornirne comunque la prova».

Il Consiglio di Stato, tuttavia, con la sentenza, n. 1442 dell’11 marzo 2010, ha fatto emergere nuovi margini per la legittimità dei costi di disattivazione. Secondo i Giudici di Palazzo Spada, non soltanto è legittima la clausola contrattuale che, in riferimento ad un’offerta promozionale, impone all’utente il pagamento di un importo in caso di recesso anticipato, ma una diversa interpretazione della legge Bersani violerebbe il principio di autonomia negoziale delle parti: «(..) Il contratto in questione, in altri termini, ha una sua intrinseca e sostanziale natura sinallagmatica, nel senso che l’impegno di non recedere prima di una certa data è il “prezzo” che, di fatto, l’utente paga al fine di godere del vantaggio rappresentato dallo sconto sui servizi acquistati. La soluzione prospettata dall’Autorita’ nel provvedimento impugnato travolge l’equilibrio sinallagmatico su cui si basa l’offerta promozionale, finendo in definitiva, per mortificare l’autonomia negoziale delle parti in nome di una iperprotezione dell’utente – da tutelare sempre e comunque, anche in assenza di profili di possibile abuso – che certamente trascende gli obbiettivi perseguiti dal legislatore».

Nonostante la pronuncia del Consiglio di Stato a favore dei costi di disattivazione, vi è da dire che essi devono essere reali e documentati ed è sulla compagnia telefonica che incombe l’onere della prova circa la loro sussistenza.

Pertanto, ricevuta la fattura con l’addebito dei ‘costi di disattivazione’, si palesano le seguenti opportunità, sia per chi abbia effettuato il pagamento dell’intera somma fatturata, richiedendo la restituzione dell’importo corrispondente ai costi di disattivazione, sia per chi non abbia proceduto con il pagamento, contestando detto importo e richiedendone lo storno.

Anzitutto, andrà inviata una lettera alla compagnia richiedendo siano dettagliatamente indicati i costi di disattivazione, se e come effettivamente sostenuti. In caso di mancato riscontro, sarà opportuno inviare alla stessa compagnia un reclamo scritto, tramite raccomandata A.R. o PEC, in cui andrà indicato che si ritengono non dovuti i costi di disattivazione e che, ove necessario, verrà proposto ricorso presso il CoReCom (acronimo di Comitato Regionale per le Comunicazioni, è un organo funzionale dell’AGCOM – l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni – che si occupa di vigilare e garantire il rispetto delle normative nazionali, tutelando i diritti dei cittadini italiani).

Per chi abbia effettuato il pagamento, nella raccomandata andrà richiesta la restituzione di quanto si ritiene non dovuto, ovverosia il rimborso dei costi di disattivazione.

Ove anche la raccomandata non abbia riscontro, ovvero la compagnia insista nel richiedere il pagamento, non resta che proporre ricorso al CoReCom (presente nel territorio di residenza o domicilio del richiedente).

 

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Addio all’obbligo di fedeltà nel matrimonio

Addio all’obbligo di fedeltà nel matrimonio

Su Wikipedia, alla voce ‘fedeltà’, si legge: «La fedeltà è una virtù, un impegno morale, con la quale una persona o una collettività di persone si vincolano affinché un legame o un obbligo verso un’altra persona o collettività di persone sia valido e mutuo. Esso si basa sulla fiducia ma non ne è strettamente legato». La fedeltà non è un obbligo, quindi.

Ed ecco allora, passato forse un po’ troppo inosservato, un disegno di legge di una sola riga presentato al Senato in data 25.02.2016, annunciato nella seduta ant. n. 582 del 25.02.2016, a prima firma della senatrice del Pd Laura Cantini e sottoscritto anche da altri colleghi tra cui Monica Cirinnà, assegnato alla 2ª Commissione permanente (Giustizia) in sede referente il 17.05.2016, con l’obiettivo di togliere dall’articolo 143 del Codice Civile il riferimento all’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi. Detto obbligo, secondo la stessa Cantini, è un “retaggio di una visione ormai superata e vetusta del matrimonio” (Sic !)

Ecco il disegno di legge (DDL S. 2253):

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa dei senatori CANTINI, BENCINI, BORIOLI, CAPACCHIONE, CARDINALI, CIRINNÀ, Stefano ESPOSITO, FABBRI, LO GIUDICE, LUMIA, MARAN, MATURANI, MORGONI, PEZZOPANE, PUGLISI e Gianluca ROSSI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 24 FEBBRAIO 2016

Modifiche all’articolo 143 del codice civile, in materia di soppressione dell’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi

Onorevoli Senatori. — Il presente disegno si propone di modificare l’articolo 143 del codice civile sopprimendo l’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi in quanto retaggio di una visione ormai superata e vetusta del matrimonio, della famiglia e dei doveri e diritti dei coniugi.

Secondo giurisprudenza costante della Suprema Corte, la dichiarazione di addebito della separazione richiede la prova che l’irreversibilità della crisi coniugale sia collegabile al comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio di uno o di entrambi i coniugi sussistendo un nesso di causalità fra di esso e il determinarsi dell’intollerabilità della convivenza.

In particolare riguardo l’obbligo di fedeltà secondo la sentenza della Corte di cassazione, sez. I, civile, 4 aprile 2014, n. 7998, il giudice non può fondare la pronuncia di addebito della separazione sulla mera inosservanza del dovere di fedeltà coniugale, ma deve verificarne l’effettiva incidenza causale sul fallimento della convivenza coniugale previ accertamento rigoroso e valutazione complessiva e comparativa del comportamento di entrambi i coniugi, tenendo conto anche della frequenza e delle modalità con cui l’infedeltà è avvenuta. Dello stesso tenore, la sentenza della Cassazione civile, 11 giugno 2008, n. 15557, ove si legge: «(…) il Giudice non può fondare la pronuncia di addebito sulla mera inosservanza dei doveri di cui all’articolo 143 del codice civile dovendo, per converso, verificare l’effettiva incidenza delle relative violazioni nel determinarsi della situazione di intollerabilità della convivenza. (…) A tale regola non si sottrae l’infedeltà di un coniuge la quale, pur rappresentando una violazione particolarmente grave, specie se attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale, può essere rilevante al fine dell’addebitabilità della separazione soltanto quando sia stata causa o concausa della frattura del rapporto coniugale e non anche, pertanto, qualora risulti non aver spiegato concreta incidenza negativa sull’unità familiare e sulla prosecuzione della convivenza medesima: come avviene allorquando il giudice accerti la preesistenza di una rottura già irrimediabilmente in atto perché autonoma ed indipendente dalla successiva violazione del dovere di fedeltà».

Inoltre, con la legge 10 dicembre 2012, n. 21 («Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali») è stato superato il problema annoso della distinzione fra figli legittimi e figli naturali, distinzione odiosa che ha portato il legislatore a prevedere l’obbligo di fedeltà tra i coniugi. Infatti, l’articolo 143 del codice civile stabilendo l’obbligo di fedeltà tra i coniugi si richiama soprattutto alla fedeltà sessuale della donna perché, fino a non molto tempo fa, solo la fedeltà della medesima era un modo per «garantire» la legittimità dei figli.

Con la citata legge n. 21 del 2012 questa motivazione è stata superata: non esiste più la distinzione tra figli legittimi e figli naturali grazie all’equiparazione nei diritti di tutti i figli comunque nati. Si tratta di una legge di civiltà che ha superato un retaggio di arretratezza e un atteggiamento discriminatorio nei confronti dei figli naturali.

Pertanto, l’obbligo alla fedeltà deve essere inteso, non solo come fedeltà sessuale, ma anche e soprattutto, come fiducia e rispetto dell’altro, un valore importante, ma non ascrivibile certamente tra i doveri da imporre con legge dello Stato.

Ora si auspica un ulteriore passo in avanti che tenga conto della trasformazione della realtà, della società e dei rapporti tra i componenti della famiglia.

DISEGNO DI LEGGE

____

 

Art. 1.

  1. All’articolo 143, comma secondo, del codice civile, le parole: «alla fedeltà,» sono soppresse.

In tale contesto, appaiono di buon senso le osservazioni dell’Avv. Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione nazionale avvocati matrimonialisti, che boccia l’idea dei senatori Pd: «Fermo restando che usi e costumi degli italiani sono profondamente cambiati, anche attraverso l’uso dei social network, non è condivisibile questa pezza a colori che vogliono mettere alcuni parlamentari. La fedeltà è un valore laico e deve valere per tutti». Secondo Gassani, «da una lettura attenta del ddl Cirinnà si evince che le unioni civili sono un vero e proprio matrimonio». Pertanto, «se dobbiamo tutelare diritti civili di tutti non possiamo poi fare un testo di legge per cui l’obbligo di fedeltà sia considerato qualcosa di secondario. Andava prevista la fedeltà tra le coppie dello stesso sesso come nelle coppie sposate».

Stiamo a vedere cosa succede.

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Ripartizione spese locatore-conduttore

Ripartizione spese locatore-conduttore

Sinteticamente, al proprietario (locatore), salvi diversi accordi che, tutti, devono risultare dal contratto regolarmente registrato, spettano le spese per la manutenzione straordinaria mentre all’inquilino (conduttore) gli interventi di manutenzione ordinaria.

Ciò premesso, poiché non sempre è agevole differenziare le spese ordinarie dalle straordinarie, esistono varie tabelle, approvate dalle rispettive organizzazioni di categoria (proprietari e inquilini), vòlte a facilitare una tale comprensione.

Quanto più ampio è il consenso delle associazioni di categoria nella predisposizione di una tabella, come ad esempio quella condivisa nell’aprile 2014 tra Confedilizia, Sunia, Sicet e Uniat, tanto più alto sarà il numero di coloro che decideranno di adottarla come riferimento tenuto conto che, per essere vincolanti per le parti, dovranno essere recepite dai regolamenti condominiali e richiamate nei contratti di locazione.

Di seguito la tabella oneri accessori (all. G) allegata al D.M. 30/12/2002, relativa ai contratti di locazione convenzionati, in alcune parti integrata da quella concordata, appunto, tra Confedilizia e Sunia-Sicet-Uniat, registrata il 30.04.2014 (Agenzia Entrate, Ufficio territoriale Roma 2, n. 8455/3):

 

[LEGENDA                                        L=Locatore                                                    C=Conduttore]

 

 

AMMINISTRAZIONE

Tassa occupazione suolo pubblico per passo carrabile                                                                   C

Tassa occupazione suolo pubblico per lavori condominiali                                                L

 

ASCENSORE

Manutenzione ordinaria e piccole riparazioni                                                                                  C

Installazione e manutenzione straordinaria degli impianti                                                  L

Adeguamento alle nuove disposizioni di legge                                                                   L

Consumi energia elettrica per forza motrice e illuminazione                                                           C

Ispezioni e collaudi                                                                                                                          C

 

AUTOCLAVE

Installazione e sostituzione integrale dell’impianto o di componenti primari

(pompa, serbatoio, elemento rotante, avvolgimento elettrico ecc.)                                     L

Manutenzione ordinaria                                                                                                                   C

Imposte e tasse di impianto                                                                                                  L

Forza motrice                                                                                                                                    C

Ricarico pressione del serbatoio                                                                                                       C

Ispezioni, collaudi e lettura contatori                                                                                                 C

IMPIANTI DI ILLUMINAZIONE, DI VIDEOCITOFONO E SPECIALI

Installazione e sostituzione dell’impianto comune di illuminazione                                    L

Manutenzione ordinaria dell’impianto comune di illuminazione                                                       C

Installazione e sostituzione degli impianti di suoneria e allarme                                        L

Manutenzione ordinaria  degli impianti di suoneria e allarme                                                          C

Installazione e sostituzione dei citofoni e videocitofoni                                                      L

Manutenzione ordinaria dei citofoni e videocitofoni                                                                         C

Installazione e sostituzione di impianti speciali di allarme, sicurezza e simili                    L

Manutenzione ordinaria di impianti speciali di allarme, sicurezza e simili                                       C

Installazione e sostituzione di impianti di videosorveglianza                                             L

Manutenzione ordinaria di impianti di videosorveglianza                                                               C

IMPIANTI DI RISCALDAMENTO, CONDIZIONAMENTO, PRODUZIONE ACQUA CALDA, ADDOLCIMENTO ACQUA, PRODUZIONE DI ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI

Installazione e sostituzione degli impianti                                                                           L

Adeguamento degli impianti a leggi e regolamenti                                                             L

Manutenzione ordinaria degli impianti, compreso il rivestimento refrattario                                  C

Pulizia annuale degli impianti e dei filtri e messa a riposo stagionale                                           C

Lettura dei contatori                                                                                                                       C

Acquisto combustibile, consumi di forza motrice, energia elettrica e acqua                                  C

 

IMPIANTI SPORTIVI

Installazione e manutenzione straordinaria                                                                          L

Addetti (bagnini, pulitori, manutentori ordinari ecc.)                                                                        C

Consumo di acqua per pulizia e depurazione; acquisto di materiale

per la manutenzione ordinaria (es.: terra rossa)                                                                              C

 

IMPIANTO ANTINCENDIO

Installazione e sostituzione dell’impianto                                                                            L

Acquisti degli estintori                                                                                                         L

Manutenzione ordinaria                                                                                                                   C

Ricarica degli estintori, ispezioni e collaudi                                                                                     C

 

IMPIANTO CENTRALIZZATO DI RICEZIONE RADIOTELEVISIVA E DI FLUSSI INFORMATIVI

Installazione, sostituzione o potenziamento dell’impianto centralizzato

per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere

di flusso informativo anche da satellite o via cavo                                                              L

Manutenzione ordinaria dell’impianto centralizzato per la ricezione

radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo

anche da satellite o via cavo                                                                                                            C

PARTI COMUNI

Sostituzione di grondaie, sifoni e colonne di scarico                                                           L

Manutenzione ordinaria grondaie, sifoni e colonne di scarico                                                         C

Manutenzione straordinaria di tetti e lastrici solari                                                             L

Manutenzione ordinaria dei tetti e dei lastrici solari                                                                         C

Manutenzione straordinaria della rete di fognatura                                                            L

Manutenzione ordinaria della rete di fognatura, compresa la disotturazione

dei condotti e pozzetti                                                                                                                       C

Sostituzione di marmi, corrimano, ringhiere                                                                         L

Manutenzione ordinaria di pareti, corrimano, ringhiere di scale e locali comuni                               C

Consumo di acqua ed energia elettrica per le parti comuni                                                              C

Installazione e sostituzione di serrature                                                                               L

Manutenzione delle aree verdi, compresa la riparazione degli attrezzi utilizzati                               C

Installazione di attrezzature quali caselle postali, cartelli segnalatori, bidoni,                      L

armadietti per contatori, zerbini, tappeti, guide e altro materiale di arredo

Manutenzione ordinaria di attrezzature quali caselle postali, cartelli                                                 C

segnalatori, bidoni, armadietti per contatori, zerbini, tappeti, guide

e altro materiale di arredo

Tassa occupazione suolo pubblico per passo carrabile                                                                     C

Tassa occupazione suolo pubblico per lavori condominiali                                                  L

 

PARTI INTERNE ALL’APPARTAMENTO LOCATO

Sostituzione integrale di pavimenti e rivestimenti                                                                 L

Manutenzione ordinaria di pavimenti e rivestimenti                                                                            C

Manutenzione ordinaria di infissi e serrande, degli impianti di riscaldamento

e sanitario                                                                                                                                          C

Rifacimento di chiavi e serrature                                                                                                        C

Tinteggiatura di pareti                                                                                                                         C

Sostituzione di vetri                                                                                                                             C

Manutenzione ordinaria di apparecchi e condutture di elettricità, dei cavi,

degli impianti citofonico, videocitofonico e degli impianti individuali di

videosorveglianza, per la ricezione radiotelevisiva  e per l’accesso a qualunque

altro genere di flusso informativo anche da satellite o via cavo                                                         C

Verniciatura di opere in legno e metallo                                                                                             C

Manutenzione ordinaria dell’impianto di riscaldamento e condizionamento                                      C

Manutenzione straordinaria dell’impianto di riscaldamento           e condizionamento              L

PORTIERATO

Trattamento economico del portiere e del sostituto, compresi contributi

previdenziali e assicurativi, accantonamento liquidazione, tredicesima,

premi, ferie e  indennità varie, anche locali, come da c.c.n.l.                    L10%         C90%

Materiale per le pulizie                                                                                                                        C

Indennità sostitutiva alloggio portiere prevista nel c.c.n.l.                          L10%         C90%

Manutenzione ordinaria della guardiola                                                      L10%         C90%

Manutenzione straordinaria della guardiola                                                                               L

PULIZIA

Spese per l’assunzione dell’addetto                                                                                          L

Trattamento economico dell’addetto, compresi contributi previdenziali

e assicurativi, accantonamento liquidazione, tredicesima, premi,

ferie e indennità varie, anche locali, come da c.c.n.l.                                                                            C

Spese per il conferimento dell’appalto a ditta                                                                              L

Spese per le pulizie appaltate a ditta                                                                                                     C

Materiale per le pulizie                                                                                                                           C

Acquisto e sostituzione macchinari per la pulizia                                                                         L

Manutenzione ordinaria dei macchinari per la pulizia                                                                            C

Derattizzazione e disinfestazione dei locali legati alla raccolta delle immondizie                                  C

Disinfestazione di bidoni e contenitori di rifiuti                                                                                       C

Tassa rifiuti o tariffa sostitutiva                                                                                                               C

Acquisto di bidoni, trespoli e contenitori                                                                                        L

Sacchi per la preraccolta dei rifiuti                                                                                                         C

 

SGOMBERO NEVE

Spese relative al servizio, compresi i materiali d’uso                                                                            C

 

 

 

 

 

 

fermo

Bollo auto. Conseguenze in caso di mancato pagamento

Bollo auto. Conseguenze in caso di mancato pagamento

Conosciuto come bollo di circolazione, in realtà il bollo auto non è una tassa sulla circolazione dei veicoli ma una tassa sulla proprietà, da pagarsi indipendentemente dall’utilizzo del mezzo. Il bollo auto si calcola in base alla potenza della vettura (espressa in kilowatt, KW), e non più in base ai cavalli fiscali, e al suo impatto sull’ambiente (Euro 0, Euro 1, Euro 2 e cosi via). Il dato è riportato sulla carta di circolazione nel secondo riquadro, alla voce “motore”.

Il primo pagamento del bollo auto per un autoveicolo nuovo, va effettuato entro il mese in cui il veicolo è stato immatricolato o entro il mese successivo se il veicolo è stato immatricolato negli ultimi dieci giorni del mese (dal 21 al 31 del mese). Per gli anni successivi al primo, il pagamento del bollo auto va effettuato entro il mese successivo al mese di scadenza. Se l’ultimo giorno utile per effettuare il pagamento cade di sabato o di giorno festivo, il termine ultimo slitta al giorno feriale immediatamente successivo.

Le ricevute dell’avvenuto pagamento vanno conservate per l’anno cui il pagamento si riferisce e per i tre successivi (quindi per almeno quattro anni), tenendo conto di ogni eventuale condono o proroga delle scadenze.

Ed in caso di mancato pagamento del bollo auto? Può sempre essere effettuato in un momento successivo, con le sanzioni legate al ritardo. Si tratta del cosiddetto ravvedimento operoso, che può essere fatto se la regolarizzazione del ritardo avviene entro massimo un anno dalla data di scadenza del bollo, nei termini che seguono:

– se il pagamento avviene entro 14 giorni, la sanzione è pari allo 0,1% per ogni giorno di ritardo;

– dal 15° al 30° giorno, la sanzione è pari all’1,5% dell’importo originario della tassa automobilistica;

– dal 31° al 90° giorno, la sanzione è pari all’1,67% dell’importo originario della tassa automobilistica;

– dal 91° giorno a 1 anno, la sanzione è pari al 3,75% dell’importo originario della tassa automobilistica.

Non si può più usufruire del ravvedimento operoso ove il ritardo superi l’anno, e si applica la multa pari al 30%, oltre ad un interesse dello 0,5% per ogni sei mesi di ritardo.

Vediamo ora quando si prescrivere il bollo auto, tenuto conto che la prescrizione, disciplinata dall’art. 2934 e segg. cod. civ., è il mezzo che l’ordinamento giuridico prevede per l’estinzione dei diritti nel caso in cui il titolare non li eserciti entro i termini stabiliti dalla legge.

Il bollo auto si prescrive con il decorso del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento. Il termine di tre anni non decorre, però, dal momento in cui si sarebbe dovuto effettuare il pagamento ma dall’anno successivo a tale momento. Il termine scade allo scadere del terzo anno, cioè al 31 dicembre. Per esempio, se il bollo doveva essere pagato entro il 10 marzo 2010, il termine di tre anni inizierà a decorrere a partire dall’1 gennaio 2011 (anno successivo a quello in cui dovevi effettuare il pagamento) e scadrà il 31 dicembre 2013, cioè allo scadere del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuare il pagamento.

A titolo esemplificativo. Il 20 Luglio 2016 si riceve una richiesta di pagamento di un bollo auto che si sarebbe dovuta pagare ad agosto 2013. È un bollo caduto in prescrizione? No, lo sarà il 31 dicembre 2016. O ancora, se il pagamento del bollo 2016 scade a luglio, i tre anni iniziano a decorrere a partire dall’1 gennaio 2017 e, pertanto, scadono il 31 dicembre 2019.

Ciò precisato al fine di verificare, nel caso Equitalia invii una cartella di pagamento, se il bollo è caduto in prescrizione. Equitalia, infatti, qualora il bollo auto non venga versato, può procedere alla riscossione utilizzando, di norma, lo strumento del fermo amministrativo sul mezzo sul quale pesa la violazione tributaria.

Il Decreto del Fare ha apportato novità circa i fermi amministrativi. Nel caso in cui il debitore non versi la somma dovuta neanche dopo la notifica di preavviso del fermo, con l’invito cioè a saldare il debito entro 30 giorni, Equitalia può iscrivere il fermo amministrativo del veicolo. In questo modo il mezzo di trasporto del debitore non potrà circolare, pena la sua confisca.

Oltre al fermo Equitalia può procedere al pignoramento del conto corrente. Se il conto è destinato allo stipendio mensile si può pignorare solo per le somme che eccedono la misura di tre volte l’assegno sociale, ossia da 1.345,56 euro in su. Per tutti gli stipendi successivamente versati, il pignoramento può estendersi a massimo un quinto della mensilità stessa. Equitalia può inoltre pignorare la pensione di un quinto (salvo il minimo vitale che ammonta a 672,78 euro), lo stipendio e i beni mobili. Sono esclusi il pignoramento della casa o di altri beni immobili (opzione possibile solo se il debito supera 120mila euro) e l’ipoteca sulla casa (il debito deve superare i 20mila euro). I pignoramenti prima casa sono vietati ma solo nel momento in cui questa sia adibita ad abitazione principale, ad eccezione di:

  • Abitazioni di lusso (categoria catastale A/1)
  • Ville (categoria catastale A/8).
  • Castelli o edifici storici (categoria catastale A/9).

Il pignoramento della prima casa (anche se rappresenta l’unica casa di proprietà ad uso abitativo) è possibile ove il proprietario decida di cambiare residenza, trasferendosi in una casa in affitto.

Se il bollo non viene pagato per tre anni consecutivi c’è la cancellazione del veicolo dal PRA, il Pubblico Registro Automobilistico. Un veicolo che non è presente nel PRA non esiste e quindi non può essere utilizzato per circolare né venderlo a terzi.

In caso di furto, demolizione, fermo amministrativo, confisca, truffa (quando l’auto, in altre parole, non è più nostra) occorre dichiarare la perdita di possesso. In questo modo deve essere comunicata al PRA l’indisponibilità del veicolo e si interrompe l’obbligo del pagamento della tassa automobilistica.

Si può effettuare una pratica di perdita di possesso – presentando un certificato di proprietà – in tutti gli sportelli PRA provinciali, negli gli uffici Aci e nelle agenzie di pratiche auto.

L’art. 5 del D.L. n. 953/1982 esclude l’obbligo di pagamento del tributo a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui è stata effettuata l’annotazione della perdita del possesso (anche temporanea) al PRA, indicazione indispensabile a tale fine. In caso di mancanza di attestazione della indisponibilità del veicolo si può ricorrere anche ad una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

Gli unici casi in cui non si deve pagare il bollo sono quelli in caso di vendita, furto o demolizione del veicolo; quest’ultima è attuabile qualora sul veicolo non vi sia gravato alcun procedimento di fermo amministrativo, perché, altrimenti, non sarebbe permessa la cancellazione dal PRA e quindi la demolizione rimarrebbe bloccata fino alla risoluzione del fermo.

Un veicolo sottoposto a fermo amministrativo non potrà circolare e non sarà possibile nemmeno radiare il veicolo dal PRA, demolirlo o esportarlo in un altro paese. In teoria il veicolo può essere venduto, ma fin quando non sarà saldato il debito, il divieto di circolazione rimarrà in vigore anche per il nuovo acquirente.

Se, dopo il fermo amministrativo, il debito continua a non essere pagato, l’agente della riscossione può sottoporre a pignoramento il bene fermato e venderlo all’asta.

Per evitare di pagare il bollo auto anche per il periodo in cui il veicolo è, o è stato, sottoposto a fermo amministrativo, è necessario chiederne formalmente l’esenzione.

La procedura corretta da seguire è quella di recarsi presso gli uffici regionali preposti al servizio di riscossione dei tributi locali, producendo un atto sostitutivo di notorietà in cui si dichiara la temporanea perdita di possesso del veicolo conseguente all’avvenuta iscrizione di fermo amministrativo ed i relativi periodi in cui il fermo amministrativo è stato disposto. Ove gli uffici regionali non accettino la dichiarazione sostitutiva come documento idoneo ad ottenere l’esenzione dal pagamento del bollo auto per temporanea perdita di possesso, sarà necessario produrre una visura della targa del veicolo che riporta tutte le informazioni giuridico-patrimoniali relative al veicolo risultanti in quel momento comprese, naturalmente, le informazioni relative ai periodi in cui sul veicolo è risultato iscritto un provvedimento di fermo amministrativo.

A fronte di una circolare interna emessa da Equitalia [Circolare Equitalia n. 105/2016], chi ha subìto il fermo amministrativo può ottenerne la sospensione se viene autorizzato, dalla stessa Equitalia, al pagamento dilazionato. Una volta effettuato il pagamento della prima rata, dandone prova all’ufficio di Equitalia, si può presentare istanza di sospensione del fermo.

La legge di riforma fiscale entrata in vigore ad ottobre 2015 [D.lgs. n. 159/2015 che ha modificato l’art. 19, comma 1-quater del D.P.R. n. 602/1973] ha disposto che l’autorizzazione fornita da Equitalia al pagamento dilazionato del debito impedisce, per il futuro e sempre che venga rispettato il programma di rateazione, che il contribuente subisca: (i) il rilevamento dell’ipoteca; (ii) il pignoramento della prima casa (tranne abitazione di lusso); (iii) il pignoramento dell’ultimo stipendio; (iiii) il fermo amministrativo.

Si può effettuare il pagamento a rate, fino a 72 rate a seconda dell’importo. Il fermo resta fino a quando non viene stato estinto l’intero debito.

L’istanza di rateazione presentata dal contribuente deve avere ad oggetto tutte le cartelle per il cui debito è stato iscritto il fermo.

In conclusione, se si riceve la cartella esattoriale di Equitalia, o si provvede immediatamente al pagamento dell’intero debito, prima che Equitalia iscriva il fermo amministrativo, ovvero si presenta richiesta di rateazione entro i 60 giorni di notifica dell’ingiunzione di pagamento.

 

parabrezza

Multa valida anche senza notifica sul parabrezza.

Multa valida anche senza notifica sul parabrezza.

E’ valida la multa anche se l’agente accertatore non lascia il preavviso, normalmente, sul parabrezza dell’auto.

La stessa Suprema Corte (Sez. II, 09.03.2007 n. 54447) ha avuto occasione di confermare detta circostanza, precisando che nessuna norma [del Codice della Strada] impone il rilascio di un preavviso di violazione. Nel caso di specie, poi, con riferimento ad una sanzione per divieto di sosta, gli Ermellini hanno constatato l’irrilevanza dell’omessa indicazione del numero civico ai fini della decisione, non avendo il ricorrente eccepito nel giudizio la mancanza del divieto di sosta nel punto specifico della piazza in cui sostava la sua vettura.

Si tratta, in altri e più chiari termini, di un comportamento normalmente adottato dagli agenti accertatori al solo scopo di rendere edotto il conducente del veicolo della violazione accertata in sua assenza, consentendogli di pagare l’importo della sanzione senza l’aggravio delle spese di accertamento e notifica; di conseguenza, non scorgere alcunché sul parabrezza del veicolo (generalmente sotto i tergicristalli), magari quando abbiamo parcheggiato in divieto di sosta, non ci consente di tirare un sospiro di sollievo: la multa, infatti, può sempre essere in agguato!

E che non sia un atto obbligatorio ma una prassi amministrativa lo si evince dal fatto che il preavviso di accertamento non ha valore legale. Il ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace è possibile solo contro il verbale di contestazione ritualmente notificato.

valvoletermostatiche

Valvole termostatiche: chi deve mettere mano al portafoglio se l’immobile è dato in affitto, l’inquilino o il proprietario ?

Valvole termostatiche: chi deve mettere mano al portafoglio se l’immobile è dato in affitto, l’inquilino o il proprietario ?

 

Il 31 dicembre 2016 rappresenta il termine ultimo per l’installazione delle valvole termostatiche con i contabilizzatori di calore in tutti gli immobili dotati di impianto di riscaldamento centralizzato, così come previsto dal decreto di recepimento della direttiva 2012/27/Ue sull’efficienza energetica. L’intento è quello di contenere la spesa energetica delle abitazioni.

Le valvole termostatiche sono delle valvole elettroniche che consentono di ottimizzare il consumo di gas destinato ai riscaldamenti, permettendo di personalizzare il calore emanato nelle diverse stanze dell’appartamento in guisa che, al momento in cui una stanza raggiunge la temperatura desiderata in base al livello impostato, da 0 a 5, il termosifone si autoesclude e smette di irradiare calore per poi riprendere quando la temperatura minima impostata viene meno. I contabilizzatori o ripartitori di calore sono, invece, apparecchiature che quantificano il calore effettivamente consumato.

Il cambiamento è stato introdotto in risposta alle richieste della Comunità Europea allo scopo di ridurre l’inquinamento ambientale. Si tratta di quanto previsto nel protocollo detto “20-20-20” che prevede di ridurre entro il 2020 l’emissione di CO2 nell’atmosfera del 20%, incrementando nella stessa percentuale le fonti rinnovabili di energia. Contemporaneamente, grazie all’adozione delle valvole termostatiche, il risparmio del combustibile per il condomino è stimato tra il 10 e il 30%.

I condomini che non si adegueranno alla normativa saranno soggetti ad una sanzione amministrativa compresa tra € 500 e 2.500, a seconda delle disposizioni adottate dalle singole Regioni, come previsto dall’art. 16 del il Decreto Legislativo 4 luglio 2014, n. 102, Attuazione della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, che modifica le direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE, norma fulcro per quanto riguarda l’efficientamento energetico.

Ciò posto, arriviamo alla domanda iniziale. Se la casa è affittata, tale spesa rientra fra gli oneri spettanti al conduttore o al locatore ?

Trattandosi di adeguamento dell’impianto di riscaldamento alle leggi e ai regolamenti in materia di contenimento dei consumi, la spesa ricade sul proprietario, trattandosi di spese straordinarie, come indicato nelle tabelle di ripartizione degli oneri accessori approvate dalle principali organizzazioni sindacali di categoria. Per quanto riguarda la ripartizione delle spese condominiali, invece, esse andranno riviste in assemblea: è evidente che le spese di riscaldamento dovranno essere ripartite tra le unità immobiliari in proporzione alle letture dei contatori di calore.