Casa coniugale. Perde il diritto all’assegnazione della casa coniugale l’ex coniuge, comproprietario ed affidatario dei figli, che conviva nell’abitazione con un nuovo compagno ?

La famiglia italiana raccontata con i dati dell’ISTAT lascia pochi dubbi su quanto l’Italia di oggi sia diversa da quella di cinquanta, ma anche di venti o di dieci anni fa: (i) i matrimoni sono in calo costante; (ii) vi è un divorzio ogni quattro coppie sposate; (iii) quasi metà delle nozze celebrata con rito civile e una coppia ogni dieci composta da conviventi.

In caso di separazione o di divorzio, la persona che viene comunemente tutelata, soprattutto quando vi sono i figli e ove si tratti di genitore affidatario, è la moglie, nella maggior parte dei casi ritenuta il soggetto debole.

Ciò posto, il dubbio che da subito si pone, in casi di separazione o divorzio, riguarda la casa coniugale e, soprattutto, cosa accade quando l’ex coniuge decida di ivi stabilirsi con il nuovo compagno: ci si può opporre ?

Il principio di diritto già affermato in sede di legittimità [Cass. Civ., Sez. I, 15.07.2014, n. 16171; Cass. Civ. 24.06.2013 ord. n. 15753], è quello che, in caso di separazione, la casa coniugale in comproprietà tra i coniugi debba essere assegnata al genitore affidatario dei figli e ciò anche qualora questi vi conviva in modo stabile con un nuovo partner.

Giova anzitutto rammentare che, in argomento, la legge [l’allora art. 155 c.c.] prevedeva che il diritto alla casa familiare veniva meno quando l’assegnatario: (i) non abita più o cessa di abitare stabilmente nella casa familiare; (ii) convive di fatto con un’altra persona o contrae nuovo matrimonio. Si tratta di una norma che è però stata sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale che, nel 2008, con sentenza n. 308, ha stabilito che la decisione circa l’assegnazione della casa coniugale, anche nel caso di nuova convivenza, non vada esclusa a priori, tenuto conto che entrambi i coniugi sono liberi di rifarsi nuovamente una vita dopo la conclusione del proprio matrimonio, e quindi si trattava di una decisione da esaminarsi caso per caso, per ragioni di tutela o per la presenza di figli, il cui superiore interesse non poteva, e non può, mai essere messo in discussione. L’art. 155 c.c. è stato sostituito da ultimo dall’art. 5 D.Lgs. 28.12.2013, n. 154 con decorrenza dal 07.02.2014. Il nostro ordinamento ora non prevede alcuna disposizione che vieti all’ex coniuge di far entrare un nuovo compagno nella casa familiare.

Quindi, l’interesse del figlio minore (al quale va equiparato il figlio maggiorenne, ove questo non sia economicamente autonomo), deve sempre prevalere di talché, qualora l’interesse del figlio lo richieda, il genitore che conviva con un nuovo compagno/a resta in ogni caso assegnatario della casa coniugale.

Quindi, non ci si può opporre alla introduzione nella casa coniugale di una nuova persona, salva la circostanza che, sempre in considerazione del superiore interesse dei figli, si sia in possesso di documentazione valida ed opportuna che dimostri che il nuovo compagno può recare pregiudizio alla crescita del minore presente nell’abitazione. Il Giudice, valutata la documentazione prodotta che dimostri il pregiudizio, potrà così intervenire modificando le condizione della convivenza, vietando l’accesso e quindi il contatto con il minore.

Infine, non può essere sottaciuta la circostanza che, dal punto di vista economico, la presenza di una nuova persona all’intero della casa familiare potrà comportare la riduzione o addirittura la totale eliminazione dell’assegno di mantenimento nei confronti dell’ex coniuge, e non certo nei confronti dei figli [al riguardo, recente è la sentenza della Suprema Corte (Sez. I, 03.04.2015 n. 6855) che ha statuito che la formazione di una nuova famiglia, anche ‘di fatto’, da parte del coniuge divorziato, determina la perdita definitiva dell’assegno divorzile e ciò anche nel caso il legame si sciolga successivamente]. Ma questa è altra cosa ed altro argomento, peraltro già trattato in apposito articolo, sempre pubblicato qui, sul sito Emerlaws.

 

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