Cartelle esattoriali: la notifica dell’atto prodromico, la richiesta di esercizio in autotutela, termini per impugnare

Chi riceve, nell’ambito di un procedimento di riscossione esattoriale, un determinato atto (ad esempio una cartella di pagamento), deve anzitutto verificare se ha ricevuto in precedenza la notifica dell’atto presupposto, ad esempio del verbale di accertamento (ovvero della multa) oppure dell’ordinanza del Prefetto che ha rigettato il ricorso e ingiunto il pagamento della multa.

Se la notifica è mancata, detti provvedimenti non possono costituire validi titoli esecutivi ed il contribuente ha l’onere di richiedere l’annullamento della cartella stessa. In altri e più chiari termini, se non viene mai notificato, al legittimo destinatario, l’atto a monte del procedimento (quello che i tecnici chiamano ‘atto prodromico’), gli eventuali atti notificati successivamente, anche se in modo corretto, sono nulli. Ciò vale non solo se lo ‘atto prodromico’ non venga mai notificato, ma anche se esso è stato notificato in modo irregolare, con riferimento alla completa compilazione della relata di notifica, o consegnato al soggetto sbagliato, nel posto diverso da quello della residenza, etc.

Se il contribuente non richiede l’annullamento, decade non solo dal potere di impugnare i suddetti provvedimenti, ma altresì dal potere di impugnare i successivi avvisi di mora di identico contenuto emessi dall’amministrazione al fine di sanare la sopravvenuta efficacia del primo, per mancato inizio dell’espropriazione nel termine di legge (in questo senso, Cass. Civ., Sez. V, 08.06.2007 n. 13483).

Quindi, il contribuente si rivolgerà all’ente creditore indicato nella cartella chiedendo di esibire l’originale della c.d. “relata di notifica” che, nella maggior parte dei casi, è costituita dalla cartolina di ritorno della raccomandata a/r firmata dal ricevente, avendo peraltro cura preliminarmente di verificare la circostanza della mancata consegna della raccomandata, potendo la stessa essere stata consegnata, ad esempio, a soggetti terzi (es. conviventi, portiere dello stabile, etc.) ovvero la notifica sia avvenuta per compiuta giacenza.

È evidente che, in caso di avvenuta notifica del verbale di accertamento ovvero dell’ordinanza prefettizia di ingiunzione, in mancanza di impugnazione, si forma un valido titolo esecutivo che giustifica la pretesa di pagamento di talché legittima risulta l’emissione della cartella esattoriale.

Motivi di opposizione eventuali, si distinguono in (i) vizi formali od (ii) errori di notifica della cartella medesima.

Per quanto riguarda i primi, occorre anzitutto verificare che nella cartella siano riportati informazioni e dati obbligatori (a titolo esemplificativo, in caso di multa, la data della avvenuta infrazione, la norma del CdS violata). Con riferimento ai secondi, è necessario verificare il rispetto dei termini prescrizionali stabili dalla legge, tenuto conto che, ai sensi dell’art. 28 della legge 24.11.1981, n. 689, il diritto a riscuotere le somme dovute per le multe si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione, a meno che, nel frattempo, non siano intervenuti atti/fatti idonei ad interrompere il termine.

Unitamente a detti vizi, possono avvenire fatti ulteriori, come ad esempio la morte del trasgressore/contribuente (e l’obbligazione di pagare la multa non si trasmette agli eredi, ex art. 7 della richiamata legge n. 689/1981), ovvero la mancata risposta del Prefetto al ricorso, con conseguente accoglimento del ricorso medesimo, una contravvenzione per un’auto non intestata al destinatario.

E allora, cosa fare in questi casi, quando cioè si ritiene sussista un motivo di annullabilità di una cartella esattoriale ?

In questi casi la legge consente a chiunque, senza bisogno di difensori, di presentare un ricorso direttamente all’ufficio che ha emanato l’atto contestato o, in caso di grave inerzia, a quello gerarchicamente superiore. Si tratta di una normale richiesta, che non necessita di formule particolari purché inviata con raccomandata a.r..

Questo ricorso si chiama “autotutela” proprio perché rappresenta quel potere/dovere della amministrazione di tutelarsi dai suoi stessi errori e di correggere o annullare gli atti illegittimi, evitando inutili condanne giudiziali.

La presentazione di una richiesta in autotutela non garantisce l’accoglimento dell’istanza stessa, né sospende i termini del ricorso al giudice contro l’atto viziato, di talché sarebbe opportuno cautelarsi onde evitare l’eventualità che l’Amministrazione non risponda al ricorso o lo rigetti: poiché, in tal caso, l’atto – pur se viziato – diverrebbe definitivo e contro di esso non vi sarebbero più tutele. È buona regola, allora, tenere sempre sotto controllo i termini per presentare il ricorso in Tribunale e, in prossimità del loro scadere, in caso di mancata risposta o di rigetto dell’Amministrazione, avviare comunque la fase giudiziale. In alternativa, è consigliabile presentare, parallelamente alla richiesta di autotutela, anche il ricorso dinanzi al Tribunale per evitare che l’atto diventi definitivo.

Nel caso delle cartelle esattoriali, la richiesta di annullamento in autotutela va indirizzata:

  • all’Ente titolare della pretesa impositiva, che ha emesso l’atto e che ha poi dato al concessionario l’incarico di riscuoterlo (Amministrazione finanziaria, Comune, I.N.P.S., etc.);
  • all’Agente della riscossione, se si vuole contestare esclusivamente la legittimità del suo atto. È il caso, per esempio, in cui la cartella presenti vizi di forma della cartella esattoriale (per es., mancanza di firma del responsabile del procedimento; iscrizione ipotecaria per un credito inferiore a 8.000,00 euro).

Nel caso di contravvenzioni per violazioni del Codice della Strada, la richiesta va inoltrata anche alla Prefettura.

L’istanza in autotutela deve indicare: (i) l’atto di cui viene chiesto l’annullamento (totale o parziale); (ii) i motivi per cui si ritiene tale atto illegittimo e quindi annullabile, motivi che vanno documentati.

L’ufficio comunica, o dovrebbe comunicare al contribuente la propria decisione ma, in caso di silenzio, questo non va considerato come assenso al ricorso. L’annullamento dà diritto al rimborso delle somme eventualmente già riscosse.

Di seguito, un modello di ‘richiesta di esercizio in autotutela’.

All’Ufficio ___

Via ___

Cap ____ Città ____

Il/La sottoscritto/a _________ nato/a _________ il ________, residente a _________ via/piazza___________________________________________ tel._____________________________  email _____________________________ codice fiscale _______________________________________

[Questa parte deve essere compilata solo nel caso in cui la richiesta venga presentata per una ditta/società]

in qualità di titolare legale rappresentante altro (specificare) _______________________________

della ditta/società ______________________________________________________________________

con sede in via_______________________________città__________________________________ prov. ________codice fiscale/partita

PREMESSO CHE:

con ______ (l’avviso, la cartella di pagamento, contravvenzione, etc) n_____ del ___________ notificato/a il _________ codesto Ufficio ha chiesto il pagamento di Euro ___________ irrogando sanzioni per Euro ___________

CONSIDERATO CHE:

tale provvedimento appare illegittimo perché ____________ (indicare i motivi, specificare l’errore)

DICHIARA

(i) di essere informato che, ai sensi e per gli effetti D.Lgs n.196/2003, i dati personali raccolti saranno trattati, anche con strumenti informatici, esclusivamente nell’ambito del procedimento per il quale la dichiarazione viene resa; (ii) di essere consapevole che in caso di dichiarazioni false si rendono applicabili le sanzioni civili e penali previste per legge.

CHIEDE

a codesto Spett.le Ufficio, previa sospensione degli effetti dell’atto e riesame del provvedimento sopra indicato, di procedere al suo annullamento (o rettifica, specificare a seconda del caso).

Allegati:

  1. fotocopia dell’atto del quale si chiede l’annullamento;
  2. documentazione che comprovi l’illegittimità del documento (ricevute di pagamento, prove relative all’errore di persona, visure catastali, etc.);
  3. fotocopia del documento di riconoscimento.

Luogo e data ____

Firma (leggibile) ____

Da ultimo, un cenno ai termini per impugnare le cartelle di pagamento emesse da Equitalia, differenti a seconda sia del motivo per cui si intende impugnarle sia della natura dell’importo che l’Agente della riscossione chiede in pagamento.

1) Se la cartella si riferisce a sanzioni per violazioni del codice della strada:

trenta giorni per impugnarla (dinanzi al Giudice di Pace del luogo della violazione) se il motivo dell’impugnazione è la mancata notificazione del verbale;

venti giorni (dinanzi al Tribunale quale Giudice dell’esecuzione) se il motivo dell’impugnazione riguarda un vizio formale della cartella stessa (ad esempio, mancanza di firma della cartella, mancanza delle indicazioni del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo o di compilazione della cartella ecc.);

non ci sono limiti di tempo per impugnarla (dinanzi al Giudice di Pace del luogo in cui la cartella è stata notificata) qualora il cittadino eccepisca la prescrizione dell’importo per decorso di oltre cinque anni dalla notificazione del verbale.

2) Se la cartella si riferisce a contributi previdenziali Inps o Inail:

quaranta giorni per impugnarla (dinanzi al Tribunale del lavoro del luogo di residenza del contribuente) se il motivo di impugnazione si riferisce a vizi relativi al ruolo (tipico vizio è l’iscrizione a ruolo dell’importo al di là dei termini di decadenza previsti dalla legge);

venti giorni per proporre opposizione (dinanzi al Tribunale del Lavoro come sopra) se eccepirà vizi formali relativi alla cartella;

non ci sono limiti di tempo se viene sollevata l’eccezione di prescrizione del credito previdenziale (sempre dinanzi al Tribunale, sezione lavoro).

3) Se la cartella si riferisce a tasse o tributi statali o comunali:

sessanta giorni di tempo per impugnarla qualunque sia il vizio da sollevare e dovrà farlo dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale del luogo in cui ha sede l’Ente creditore.

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