Canone Rai. Il parere interlocutorio del Consiglio di Stato

Mancano meno di 15 giorni alla scadenza della dichiarazione da inviare all’Agenzia delle Entrate per attestare di non avere il televisore, onde evitare di pagare un’imposta non dovuta, che il Massimo organo di giustizia amministrativa, si legge in una nota di Palazzo Spada, «ha espresso un parere interlocutorio sullo schema di decreto del Ministero dello sviluppo economico riguardante il canone di abbonamento alla televisione, in attuazione dell’articolo 1, comma 154 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016)». Con tale parere, prosegue il comunicato, «sono stati evidenziati alcuni profili che richiedono un approfondimento da parte dell’Amministrazione, quali l’individuazione di cosa si debba intendere per apparecchio televisivo, la cui detenzione comporta il pagamento del relativo canone di abbonamento, e il rispetto della normativa sulla privacy».

In particolare, il Consiglio di Stato denuncia la scarsa chiarezza, nel decreto, della definizione di ‘apparecchio televisivo’, così come il non preciso riferimento alla circostanza che il canone si versa una volta sola, anche se vi sono più televisori nella stessa casa in grado di ricevere i programmi in modo diretto “oppure attraverso il decoder”. Deve essere meglio illustrato, secondo i Giudici di Palazzo Spada, che il canone non è dovuto se si hanno uno ‘smarthpone o un tablet’, apparecchi in grado comunque di intercettare il segnale televisivo; «non tutte le norme ivi previste risultano formulate in maniera adeguatamente chiara, tenendo conto dell’ampia platea di utenti cui le medesime si rivolgono»: ne è un esempio l’art. 3 del regolamento che «nell’individuare, ai fini dell’addebito del canone, le categorie di utenti, utilizza formule tecniche di non facile comprensione per i non addetti al settore».

I Giudici di Palazzo Spada, in ordine alla autocertificazione, sottolineano che il decreto non prevede una campagna informativa capillare con lo scopo di illustrare le modalità di detta procedura. In armonia, nei giorni scorsi, considerato lo scarso periodo di tempo a disposizione dei cittadini (dal 4 al 30 aprile se si invia per raccomandata o fino al 30 maggio rivolgendosi a un Caf), il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Antonello Giacomelli, aveva annunciato una proroga al riguardo, esattamente al 15 maggio nel caso di presentazione della dichiarazione sia via Internet sia tramite raccomandata.

In aggiunta, la privacy. Non vi è, secondo il Consiglio di Stato, un riferimento allo scambio dati tra vari enti necessario per l’addebito, mentre sarebbe necessaria una disposizione che espliciti che le procedure previste avvengano nel rispetto della normativa sulla privacy. Il Consiglio di Stato lamenta che i dati che si scambieranno gli “enti coinvolti” (Anagrafe Tributaria, Autorità per l’Energia Elettrica, Comuni e società private) non sono stati normati in modo da salvaguardare la riservatezza dei cittadini.

Il Consiglio di Stato ha infine lamentato che il Ministero dell’Economia non abbia dato un formale via libera al decreto del Ministero dello Sviluppo economico, limitandosi a una “presa d’atto” che, senza “concerto”, rischierebbe di mettere in dubbio la stessa correttezza formale della decisione: «con il concerto il Ministro partecipa dell’iniziativa politica, concorrendo ad assumerne la responsabilità: pertanto, il concerto può essere manifestato da un funzionario soltanto per espresso incarico o per delega del Ministro e non sotto la forma di semplice nulla osta al prosieguo dell’iter procedurale».

E se anche Giacomelli si affretta a precisare che «quella del Consiglio di Stato non è affatto una bocciatura, ma un utile suggerimento di integrazioni e chiarimenti peraltro assolutamente nella prassi dei pareri del Consiglio stesso», si legge in sentenza che il decreto del Ministero dello Sviluppo che ha introdotto il canone in bolletta da luglio è da riscrivere.

In conclusione, anche se la prima rata di 60 euro dovrebbe rimanere nella bolletta della luce di luglio, sono tuttavia molte le voci contrarie. Tra tutte, il Codacons – che si gloria del fatto che i giudici di Palazzo Spada hanno «confermato pienamente i tanti dubbi del Codacons sulla legittimità del canone Rai in bolletta, ravvedendo le stesse criticità sollevate dalla nostra associazione» – che chiede la sospensione del decreto: «Come conseguenza del parere del Consiglio di Stato non sarà possibile inserire il canone in bolletta, almeno fino a che non saranno superate le pesanti criticità rilevate». Il Governo deve quindi ora «sospendere il decreto e apportare tutte le correzioni richieste dai giudici. L’unica cosa certa in mezzo ai tanti dubbi e alla totale mancanza di informazioni per i cittadini, è che sul canone Rai in bolletta regna il caos più totale, motivo per cui il Governo farebbe bene a rinunciare del tutto al provvedimento», chiosa il presidente del Codacons, Avv. Carlo Rienzi.

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