Cancellazione viaggio pacchetto turistico. Spetta risarcimento

Tribunale di Roma, Sez. IX Civ., 06.05.2015 n. 9757

Alla attenzione del Giudice capitolino la vicenda occorsa a due coniugi i quali, acquistato un pacchetto turistico da una agenzia di viaggi, si vedevano costretti a ricercare una vacanza alternativa, con conseguente notevole aggravio dei costi, per l’improvvisa cancellazione dell’originario viaggio, comunicata telefonicamente soltanto due giorni prima della partenza prevista, per sopravvenuti motivi [scoppio della guerra in Georgia] asseritamente non imputabili al tour operator né in alcun modo prevedibili o risolvibili». «Gli attori lamentavano, dunque, [si legge nella sentenza] di non essere stati informati con congruo anticipo da parte del tour-operator della cancellazione del pacchetto turistico e di non aver ricevuto alcuna proposta alternativa ai sensi dell’art. 92 del d.lgs 206/2005 [Codice del Consumo]», di talché si vedevano costretti a proporre azione civile per ottenere il risarcimento dei danni contrattuali ed extracontrattuali sopportati, quantificati nell’importo di più di 20 mila euro per danni patrimoniali e di 15 mila euro da vacanza rovinata.

Il Giudice ritiene fondata la richiesta degli attori sulla base delle seguenti motivazioni.

Il giudizio ha ad oggetto un’ipotesi di annullamento del pacchetto turistico non dipendente da colpa del viaggiatore/consumatore di talché trova nella specie applicazione l’art. 92 del D.Lgs. n.206/2005 (Codice del Consumo) «medio tempore vigente e oggi integralmente trasfuso nel Codice del Turismo di cui alla L. n. 79 del 2011, che prevede specifiche garanzie e protezioni a favore del consumatore, nel caso di recesso o annullamento del servizio. In particolare il consumatore, in caso di annullamento del pacchetto turistico, ha diritto, in via alternativa, a usufruire di un altro pacchetto turistico di qualità equivalente o superiore senza supplemento di prezzo, oppure di un pacchetto turistico qualitativamente inferiore previa restituzione della differenza del prezzo, oppure al rimborso, entro sette giorni lavorativi dal momento del recesso o della cancellazione, della somma di danaro già corrisposta. L’art. 93 del Codice del Consumo prevede, inoltre, fermi gli obblighi di cui all’art. 92, in caso di inesatto o mancato adempimento degli obblighi contrattuali, la responsabilità dell’organizzatore per il risarcimento del danno patito dal viaggiatore, anche qualora l’inadempimento del tour operator sia dipeso a sua volta dall’inadempimento del prestatore di servizi di cui l’organizzatore si sia avvalso nell’esecuzione del contratto di viaggio».

Risulta pertanto evidente che la cancellazione del viaggio ha fatto sorgere in capo alla agenzia non soltanto l’obbligo di effettuare, in favore degli attori, una delle prestazioni ricordate dall’art. 92 del Codice del Consumo, ma altresì l’obbligo di risarcimento dei danni.

Tenuto conto che l’art. 7 delle Condizioni di contratto di vendita di pacchetti turistici, allegate al contratto stipulato tra le parti, prevedeva, in caso di annullamento del pacchetto turistico prima della partenza «immediato avviso in forma scritta»¸ tenuto altresì conto che il quarto comma dello stesso articolo prevedeva «a carico dell’organizzatore che annulla il viaggio per motivi diversi da quelli causati da forza maggiore, caso fortuito e dal mancato raggiungimento del numero minimo di partecipanti, … l’obbligo di restituire il doppio di quanto pagato dal consumatore», essendo pacifico che il viaggio è stato annullato soltanto due giorni prima della partenza, e che l’agenzia non ha dato prova che il recesso è avvenuto per forza maggiore o per causa non imputabile all’organizzatore, «compete al turista il doppio del prezzo versato».

Il Giudice capitolino ha altresì riconosciuto agli attori il risarcimento del danno da vacanza rovinata, in ossequio alla giurisprudenza consolidata che riconosce tale danno rientrante nella previsione di cui all’art. 92 del Codice del Consumo, come quel «pregiudizio che si sostanzia nel disagio e nell’afflizione subiti dal turista-viaggiatore per non avere potuto godere pienamente della vacanza come occasione di svago e/o di riposo e per aver dovuto optare per una località totalmente diversa da quella scelta dagli attori e pattuita con il tour operator», danno da taluni individuato come voce di danno patrimoniale, da altri come voce di danno non patrimoniale, suscettibile comunque di essere provato in via presuntiva «in quanto, con l’improvviso annullamento del viaggio, gli attori hanno perso il beneficio che una vacanza serenamente goduta avrebbe assicurato e si sono trovati costretti ad organizzare, durante le non più rinviabili ferie estive, una nuova vacanza non equivalente a quella cancellata».

I coniugi sono stati dunque risarciti.

Condividi sui socials:Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *