Caduta al panificio per il pavimento bagnato dalla pioggia responsabilità?

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Caduta al panificio per il pavimento bagnato dalla pioggia. di chi è la responsabilità?

Il titolare del negozio deve risarcire il cliente caduto a terra a causa del pavimento bagnato dagli ombrelli sgocciolanti dei clienti, che lo hanno reso scivoloso, non avendo apposto materiali (ad es., tappetini) antiscivolo sul pavimento né dotato il locale di idoneo sistema di aerazione.

A sancirlo la sentenza della Suprema Corte (Sez. III, n. 13222 del 27.06.2016) con la quale gli Ermellini hanno accolto il ricorso di una donna [X] che aveva richiesto il risarcimento dei danni lamentati in conseguenza della frattura del collo femorale sinistro subita all’esito della caduta avvenuta all’interno del panificio, asseritamente provocata dalla presenza sul pavimento di grasso ed altre sostanze alimentari. E mentre il Tribunale aveva accolto la domanda della [X], la Corte di Appello, in accoglimento del gravame interposto dai proprietari del negozio, aveva rigettato la domanda avanzata nei loro confronti.

La Corte di merito, infatti, aveva ritenuto che se la Signora fosse stata “attenta” a dove metteva i piedi, come le circostanze di tempo e di luogo imponevano, così come peraltro avevano fatto tutti gli altri clienti, date le particolari condizioni della giornata, non sarebbe caduta, di guisa ravvisando, la Corte territoriale, la condotta colposa della cliente la causa esclusiva del danno, «ponendosi come interruttiva del nesso di causalità tra evento dannoso e cosa in custodia».

Di tutt’altro avviso i giudici di Piazza Cavour secondo cui è «accertato che la caduta all’interno del locale costituisce diretta conseguenza della condizione del pavimento reso scivoloso dall’acqua piovana introdotta dai numerosi clienti ivi entrati con gli ombrelli sgocciolanti […] e che  l’affollavano altresì impedendo al personale di poter provvedere ad asciugarlo, emerge evidente come a fronte di una situazione al custode ( e ai suoi preposti ) ben nota ed evidente non può invero escludersi, diversamente da quanto affermato dai giudici di merito nell’impugnata sentenza, la diretta derivazione del sinistro ( la caduta, con conseguente rottura del femore, della cliente ) dalla cosa ( l’affollata panetteria dal pavimento reso viscido dalla pioggia ), in ragione delle relative condizioni che l’avevano resa pericolosa e insidiosa determinate ( anche ) dalla condotta del custode non improntata alla diligenza, prudenza e cautela dovute in relazione alle concrete circostanze del caso».

Risultava dunque la responsabilità (oggettiva) del titolare del negozio che, avendo contezza che fuori del locale stesse copiosamente piovendo, e numerosi clienti si trovassero all’interno del locale con gli ombrelli sgocciolanti sì da bagnare il pavimento rendendolo ovviamente scivoloso, aveva il potere-dovere di relativa vigilanza e controllo da assolvere con diligenza, prudenza e perizia, e con l’adozione di tutte le misure idonee a prevenire ed evitare danni a terzi, in ossequio alla diligenza, prudenza e cautela dovute in considerazione delle concrete circostanze del caso; ad esempio, ben avrebbe dovuto il custode «regolamentare, e se del caso contingentare, l’afflusso dei clienti, pure al fine di evitarne un sovraffollamento che ne ostacolasse o impedisse il mantenimento in condizioni di sicurezza mediante la relativa asciugatura», impedendo ai clienti l’accesso con gli ombrelli sgocciolanti all’interno del locale, con utilizzazione di portaombrelli all’ingresso o al suo esterno, ovvero apponendo materiali (tappetini) antiscivolo sul pavimento o dotando il locale di idoneo sistema di aerazione. La condotta mantenuta dalla [X], priva di qualsivoglia carattere di eccezionalità ed imprevedibilità, non può invero certamente dirsi interruttíva del nesso di causalità, come aveva sostenuto la Corte di Appello.

La Suprema Corte ha dunque accolto il ricorso della Signora e la causa torna in Corte di Appello che dovrà determinare l’entità del risarcimento alla stessa dovuto.

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