Bollo auto. Conseguenze in caso di mancato pagamento

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Bollo auto. Conseguenze in caso di mancato pagamento

Conosciuto come bollo di circolazione, in realtà il bollo auto non è una tassa sulla circolazione dei veicoli ma una tassa sulla proprietà, da pagarsi indipendentemente dall’utilizzo del mezzo. Il bollo auto si calcola in base alla potenza della vettura (espressa in kilowatt, KW), e non più in base ai cavalli fiscali, e al suo impatto sull’ambiente (Euro 0, Euro 1, Euro 2 e cosi via). Il dato è riportato sulla carta di circolazione nel secondo riquadro, alla voce “motore”.

Il primo pagamento del bollo auto per un autoveicolo nuovo, va effettuato entro il mese in cui il veicolo è stato immatricolato o entro il mese successivo se il veicolo è stato immatricolato negli ultimi dieci giorni del mese (dal 21 al 31 del mese). Per gli anni successivi al primo, il pagamento del bollo auto va effettuato entro il mese successivo al mese di scadenza. Se l’ultimo giorno utile per effettuare il pagamento cade di sabato o di giorno festivo, il termine ultimo slitta al giorno feriale immediatamente successivo.

Le ricevute dell’avvenuto pagamento vanno conservate per l’anno cui il pagamento si riferisce e per i tre successivi (quindi per almeno quattro anni), tenendo conto di ogni eventuale condono o proroga delle scadenze.

Ed in caso di mancato pagamento del bollo auto? Può sempre essere effettuato in un momento successivo, con le sanzioni legate al ritardo. Si tratta del cosiddetto ravvedimento operoso, che può essere fatto se la regolarizzazione del ritardo avviene entro massimo un anno dalla data di scadenza del bollo, nei termini che seguono:

– se il pagamento avviene entro 14 giorni, la sanzione è pari allo 0,1% per ogni giorno di ritardo;

– dal 15° al 30° giorno, la sanzione è pari all’1,5% dell’importo originario della tassa automobilistica;

– dal 31° al 90° giorno, la sanzione è pari all’1,67% dell’importo originario della tassa automobilistica;

– dal 91° giorno a 1 anno, la sanzione è pari al 3,75% dell’importo originario della tassa automobilistica.

Non si può più usufruire del ravvedimento operoso ove il ritardo superi l’anno, e si applica la multa pari al 30%, oltre ad un interesse dello 0,5% per ogni sei mesi di ritardo.

Vediamo ora quando si prescrivere il bollo auto, tenuto conto che la prescrizione, disciplinata dall’art. 2934 e segg. cod. civ., è il mezzo che l’ordinamento giuridico prevede per l’estinzione dei diritti nel caso in cui il titolare non li eserciti entro i termini stabiliti dalla legge.

Il bollo auto si prescrive con il decorso del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento. Il termine di tre anni non decorre, però, dal momento in cui si sarebbe dovuto effettuare il pagamento ma dall’anno successivo a tale momento. Il termine scade allo scadere del terzo anno, cioè al 31 dicembre. Per esempio, se il bollo doveva essere pagato entro il 10 marzo 2010, il termine di tre anni inizierà a decorrere a partire dall’1 gennaio 2011 (anno successivo a quello in cui dovevi effettuare il pagamento) e scadrà il 31 dicembre 2013, cioè allo scadere del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuare il pagamento.

A titolo esemplificativo. Il 20 Luglio 2016 si riceve una richiesta di pagamento di un bollo auto che si sarebbe dovuta pagare ad agosto 2013. È un bollo caduto in prescrizione? No, lo sarà il 31 dicembre 2016. O ancora, se il pagamento del bollo 2016 scade a luglio, i tre anni iniziano a decorrere a partire dall’1 gennaio 2017 e, pertanto, scadono il 31 dicembre 2019.

Ciò precisato al fine di verificare, nel caso Equitalia invii una cartella di pagamento, se il bollo è caduto in prescrizione. Equitalia, infatti, qualora il bollo auto non venga versato, può procedere alla riscossione utilizzando, di norma, lo strumento del fermo amministrativo sul mezzo sul quale pesa la violazione tributaria.

Il Decreto del Fare ha apportato novità circa i fermi amministrativi. Nel caso in cui il debitore non versi la somma dovuta neanche dopo la notifica di preavviso del fermo, con l’invito cioè a saldare il debito entro 30 giorni, Equitalia può iscrivere il fermo amministrativo del veicolo. In questo modo il mezzo di trasporto del debitore non potrà circolare, pena la sua confisca.

Oltre al fermo Equitalia può procedere al pignoramento del conto corrente. Se il conto è destinato allo stipendio mensile si può pignorare solo per le somme che eccedono la misura di tre volte l’assegno sociale, ossia da 1.345,56 euro in su. Per tutti gli stipendi successivamente versati, il pignoramento può estendersi a massimo un quinto della mensilità stessa. Equitalia può inoltre pignorare la pensione di un quinto (salvo il minimo vitale che ammonta a 672,78 euro), lo stipendio e i beni mobili. Sono esclusi il pignoramento della casa o di altri beni immobili (opzione possibile solo se il debito supera 120mila euro) e l’ipoteca sulla casa (il debito deve superare i 20mila euro). I pignoramenti prima casa sono vietati ma solo nel momento in cui questa sia adibita ad abitazione principale, ad eccezione di:

  • Abitazioni di lusso (categoria catastale A/1)
  • Ville (categoria catastale A/8).
  • Castelli o edifici storici (categoria catastale A/9).

Il pignoramento della prima casa (anche se rappresenta l’unica casa di proprietà ad uso abitativo) è possibile ove il proprietario decida di cambiare residenza, trasferendosi in una casa in affitto.

Se il bollo non viene pagato per tre anni consecutivi c’è la cancellazione del veicolo dal PRA, il Pubblico Registro Automobilistico. Un veicolo che non è presente nel PRA non esiste e quindi non può essere utilizzato per circolare né venderlo a terzi.

In caso di furto, demolizione, fermo amministrativo, confisca, truffa (quando l’auto, in altre parole, non è più nostra) occorre dichiarare la perdita di possesso. In questo modo deve essere comunicata al PRA l’indisponibilità del veicolo e si interrompe l’obbligo del pagamento della tassa automobilistica.

Si può effettuare una pratica di perdita di possesso – presentando un certificato di proprietà – in tutti gli sportelli PRA provinciali, negli gli uffici Aci e nelle agenzie di pratiche auto.

L’art. 5 del D.L. n. 953/1982 esclude l’obbligo di pagamento del tributo a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui è stata effettuata l’annotazione della perdita del possesso (anche temporanea) al PRA, indicazione indispensabile a tale fine. In caso di mancanza di attestazione della indisponibilità del veicolo si può ricorrere anche ad una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

Gli unici casi in cui non si deve pagare il bollo sono quelli in caso di vendita, furto o demolizione del veicolo; quest’ultima è attuabile qualora sul veicolo non vi sia gravato alcun procedimento di fermo amministrativo, perché, altrimenti, non sarebbe permessa la cancellazione dal PRA e quindi la demolizione rimarrebbe bloccata fino alla risoluzione del fermo.

Un veicolo sottoposto a fermo amministrativo non potrà circolare e non sarà possibile nemmeno radiare il veicolo dal PRA, demolirlo o esportarlo in un altro paese. In teoria il veicolo può essere venduto, ma fin quando non sarà saldato il debito, il divieto di circolazione rimarrà in vigore anche per il nuovo acquirente.

Se, dopo il fermo amministrativo, il debito continua a non essere pagato, l’agente della riscossione può sottoporre a pignoramento il bene fermato e venderlo all’asta.

Per evitare di pagare il bollo auto anche per il periodo in cui il veicolo è, o è stato, sottoposto a fermo amministrativo, è necessario chiederne formalmente l’esenzione.

La procedura corretta da seguire è quella di recarsi presso gli uffici regionali preposti al servizio di riscossione dei tributi locali, producendo un atto sostitutivo di notorietà in cui si dichiara la temporanea perdita di possesso del veicolo conseguente all’avvenuta iscrizione di fermo amministrativo ed i relativi periodi in cui il fermo amministrativo è stato disposto. Ove gli uffici regionali non accettino la dichiarazione sostitutiva come documento idoneo ad ottenere l’esenzione dal pagamento del bollo auto per temporanea perdita di possesso, sarà necessario produrre una visura della targa del veicolo che riporta tutte le informazioni giuridico-patrimoniali relative al veicolo risultanti in quel momento comprese, naturalmente, le informazioni relative ai periodi in cui sul veicolo è risultato iscritto un provvedimento di fermo amministrativo.

A fronte di una circolare interna emessa da Equitalia [Circolare Equitalia n. 105/2016], chi ha subìto il fermo amministrativo può ottenerne la sospensione se viene autorizzato, dalla stessa Equitalia, al pagamento dilazionato. Una volta effettuato il pagamento della prima rata, dandone prova all’ufficio di Equitalia, si può presentare istanza di sospensione del fermo.

La legge di riforma fiscale entrata in vigore ad ottobre 2015 [D.lgs. n. 159/2015 che ha modificato l’art. 19, comma 1-quater del D.P.R. n. 602/1973] ha disposto che l’autorizzazione fornita da Equitalia al pagamento dilazionato del debito impedisce, per il futuro e sempre che venga rispettato il programma di rateazione, che il contribuente subisca: (i) il rilevamento dell’ipoteca; (ii) il pignoramento della prima casa (tranne abitazione di lusso); (iii) il pignoramento dell’ultimo stipendio; (iiii) il fermo amministrativo.

Si può effettuare il pagamento a rate, fino a 72 rate a seconda dell’importo. Il fermo resta fino a quando non viene stato estinto l’intero debito.

L’istanza di rateazione presentata dal contribuente deve avere ad oggetto tutte le cartelle per il cui debito è stato iscritto il fermo.

In conclusione, se si riceve la cartella esattoriale di Equitalia, o si provvede immediatamente al pagamento dell’intero debito, prima che Equitalia iscriva il fermo amministrativo, ovvero si presenta richiesta di rateazione entro i 60 giorni di notifica dell’ingiunzione di pagamento.

 

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