Autovelox. va annullato il verbale, e la relativa sanzione

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Autovelox. va annullato il verbale, e la relativa sanzione, in mancanza di allegazione di idonea prova di effettuazione della verifica del regolare funzionamento dell’apparecchio

Giudice di pace di firenze, sez. civ., 09.09.2016 n. 2361

Gli argomenti delle multe e dell’autovelox sono sempre attuali e catturano l’attenzione del lettore perché, diciamolo a gran voce, dà sempre molto fastidio vederci recapitare, quando non direttamente consegnato, il verbale di multa.

E allora siamo lì, sul computer, che cerchiamo di leggere più siti possibili per vedere se vi siano decisioni (che riteniamo) utili, a conforto delle nostre aspettative circa la possibilità di pervenire all’annullamento della multa medesima.

La sentenza del Giudice di Pace di Firenze ora in commento è importante in quanto trattasi di ‘orientamento nuovo’, tenuto conto che, appunto fino allo scorso anno, sulla base della assenza di norme che impongono un obbligo di taratura periodica dell’autovelox, dai giudici è stato quasi sempre sostenuto che l’attendibilità degli accertamenti effettuati non può ritenersi inficiata dalla assenza di controlli periodici [contra, Cass. Civ., II Sez., 16.05.2016, n. 9972 (già commentata in precedenza sul presente sito) che, invece, aveva sentenziato che il Comune deve dimostrare che l’apparecchio è stato sottoposto a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura].

«Deve ricordarsi che tutte le apparecchiature elettroniche impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità debbano essere sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e taratura e che di fronte all’eccezione del trasgressore sulla mancata dimostrazione del funzionamento della regolarità del dispositivo utilizzato e che in caso di mancato assolvimento dell’onere della prova da parte dell’amministrazione l’accertamento è invalido e il verbale deve essere annullato con le relative sanzioni».

E’ quanto emerge dalla sentenza n.2361/2016, pubblicata dalla sezione civile dell’ufficio del giudice di pace di Firenze, che ha annullato la multa a mezzo dell’autovelox in quanto, a fronte della eccezione preliminare del trasgressore circa la mancata dimostrazione della regolarità dell’apparecchiatura utilizzata, consistente in particolare nella mancata prova della taratura dell’autovelox da parte dell’amministrazione comunale, il Comune non era riuscito a dimostrare che l’apparecchiatura utilizzata era stata oggetto di verifica periodica di corretto funzionamento, prova che poteva essere fornita, afferma il giudice di pace, «mediante un verbale attestante la corretta funzionalità dell’apparecchio medesimo prima della sua messa in funzione e durante l’uso dello stesso, o da una certificazione attestante la conformità e la funzionalità dell’apparecchio, rilasciata da un ente autorizzato (diverso dalla ditta costruttrice), quanto meno a distanza di poco tempo prima dell’accertamento».

E ciò in ossequio alle osservazioni della Corte Costituzionale, con la sentenza n. 113/2015, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 45, comma 6, del CdS nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.

Essendosi allineata sul punto la Suprema Corte di Cassazione, altrettanto dovranno fare i Comuni!

In fatto. Il ricorrente, oltre ad aver eccepito, richiamando la sentenza sopra citata dalla Consulta, che il Comune non aveva dato la prova della taratura della autovelox, aveva altresì eccepito l’illegittimo utilizzo del dispositivo di rilevamento automatico della velocità utilizzato senza la presenza di un Agente accertatore, imposto per le strade urbane non di scorrimento, quale appunto era stato considerato il Viale [X] che non poteva essere assimilato alle strade urbane di scorrimento di categoria “D”. In secondo luogo, il ricorrente eccepiva l’illegittimità dell’accertamento per insufficiente e inefficace segnalazione dell’autovelox in questione, in violazione dell’art. 142, comma 6 bis, CdS, secondo cui la segnaletica della rete stradale deve essere preventivamente segnalata e ben visibile. «…nella fattispecie non solo l’apparecchio era posizionato ad arte dietro un palo della luce e accanto ad un cancello privato, ma anche il segnale di preavviso prima del sottopasso, già poco visibile perché di dimensioni minime, era circondato da segnaletica e striscioni che per dimensioni, posizionamento e colori ne impedivano o quantomeno ne riducevano gravemente l’avvistamento, come da n. 7 foto che produceva».

Ritualmente costituitosi, il Comune rilevava: (i) che l’apparecchio era stato sottoposto a regolare taratura; (ii) che l’accertamento era stato emesso sulla base del decreto prefettizio e sulla classificazione funzionale della strada in questione effettuata, da un lato, tenuto conto delle caratteristiche geometriche esistenti e, dall’altro, che le caratteristiche previste dal CdS erano da considerarsi ‘obiettivo da raggiungere’ per le strade esistenti laddove erano presenti vincoli fisici non eliminabili; (iii) la cartellazione e la postazione di controllo erano perfettamente visibili.

In diritto. Il Giudice rileva che, all’interno del centro abitato di Firenze, ad accezione di alcune strade, tra cui non si rinveniva quella di cui si discute, non vi sono strade che possano essere assimilate alla tipologia di strade urbane di scorrimento di tipo “D”. Infatti, in base al comma 3, lett. D, dell’art. 2 del CdS, perché una strada urbana di scorrimento possa essere classificata come tale, deve avere una serie di requisiti specifici tra cui la banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate. Di talché, non serve ricorrere, secondo il giudice, ad apposita consulenza tecnica d’ufficio per stabilire che nella specie mancano i presupposti.

In altri e più chiari termini, in relazione al fatto che il viale in questione non può essere considerato a scorrimento ai fini del decreto prefettizio sull’autovelox, unitamente alla mancata prova, da parte del Comune, della corretta funzionalità dello strumento usato, prova che poteva essere fornita, ma non lo è stata, «mediante un verbale attestante la corretta funzionalità dell’apparecchio medesimo prima della sua messa in funzione e durante l’uso dello stesso, o da una certificazione attestante la conformità e la funzionalità dell’apparecchio, rilasciata da un ente autorizzato (diverso dalla ditta costruttrice), quanto meno a distanza di poco tempo prima dell’accertamento», all’Amministrazione non resta che pagare le spese di giudizio.

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