Autovelox e la strada urbana di scorrimento

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Il provvedimento prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare apparecchiature automatiche per il rilevamento della velocità, senza obbligo di fermo immediato del conducente, previsto dall’art. 4 del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121, può includere soltanto le strade del tipo imposto dalla legge mediante rinvio alla classificazione di cui all’art. 2, commi 2 e 3, cod. strada, e non altre; è, pertanto, illegittimo – e può essere disapplicato nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa – il provvedimento prefettizio che abbia autorizzato l’installazione delle suddette apparecchiature in una strada urbana che non abbia le caratteristiche “minime” della “strada urbana di scorrimento”, in base alla definizione recata dal comma 2, lett. D), del citato art. 2 cod. strada.

E’ quanto emerge dalla ordinanza[1] con cui gli Ermellini, richiamando il consolidato orientamento di legittimità[2] hanno precisato che il Giudice può sindacare il provvedimento prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare apparecchiature automatiche per il rilevamento della velocità, senza obbligo di fermo immediato del conducente, previsto ex art. 4 del decreto-legge 121/2002, dovendo anzi verificare se le caratteristiche oggettive della strada in questione consentano di ricondurla nell’ambito della categoria di cui alla lettera D) dell’articolo 2 del Codice della Strada.

La Suprema Corte ha dunque accolto il ricorso di un automobilista che si era rivolto al supremo organo di legittimità dopo che, multato per eccesso di velocità sulla scorta di una accertamento effettuato mediante strumenti di rilevamento a distanza, ed oppostosi all’ordinanza ingiunzione emessa nei suoi confronti dalla Prefettura, si era visto respingere l’opposizione dall’adìto Giudice di Pace, con sentenza confermata dal Tribunale che aveva affermato che i decreti prefettizi emanati ai sensi dell’articolo 4 d.l. n. 121/2002 non sarebbero sindacabili nel merito da parte dell’autorità giudiziaria e, per altro verso, che la strada ove era stato accertato l’illecito era stata dichiarata “strada urbana di scorrimento” con delibera della giunta comunale di […].

La Cassazione, invece, come visto, è di diverso avviso, ritenendo che il Giudice non solo può ma deve anzi, al contrario, procedere a tale sindacato in guisa verificando «se le caratteristiche oggettive della strada in questione consen[tano] di ricondurla nell’ambito della categoria di cui alla lettera D) dell’articolo 2 cod. strada».

Tenuto conto che, per strada urbana di scorrimento, l’art. 2 del Codice della Strada, alla lettera D), intende la ‘strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, ed una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate; per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali esterne alla carreggiata, entrambe con immissioni ed uscite concentrate’, gli Ermellini ritengono illegittimo – e può essere disapplicato nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa – il provvedimento prefettizio che abbia autorizzato l’installazione delle suddette apparecchiature in una strada urbana che non abbia le caratteristiche “minime” della “strada urbana di scorrimento”.

La parola al Giudice del rinvio.

 

 

 

 

 

[1] Sesta Sez. Civ., 06.03.2017 n. 5532

[2] Cass. Civ., n.7872/2011

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