L’assenza ingiustificata dal lavoro può legittimare il licenziamento ?

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Cass. Civ., Sez. lav., 06.07.2016 n. 13787

In fatto. Impugnato dal lavoratore [X] il licenziamento disciplinare in tronco intimatogli dalla Ditta [Y] in cui prestava la propria attività, per una “assenza ingiustificata protratta per tre giorni e non comunicata al datore di lavoro”, la Corte di Appello territorialmente competente confermava la pronuncia di primo grado che aveva dato ragione al lavoratore medesimo. E così, rilevato che il contratto di riferimento del dipendente era quello relativo alle aziende grafiche che  riservava la sanzione del licenziamento, peraltro con preavviso, all’ipotesi di assenze ingiustificate prolungate oltre cinque giorni consecutivi, la Corte, confermando il ragionamento del primo giudice, riteneva che la condotta addebitata al lavoratore fosse contemplata dal contratto collettivo come integrante un’infrazione disciplinare cui corrispondeva una sanzione conservativa e non già espulsiva. Alle tesi sostenute dalla Ditta, secondo cui l’illecito del dipendente esulava dalla predetta previsione collettiva perché all’assenza ingiustificata si era accompagnata la mancata comunicazione di essa, la Corte ha replicato nel senso «che tale interpretazione sarebbe stata possibile solo ove il CCNL avesse espressamente detto che “la sanzione conservativa operava solo nel caso che l’assenza, pure ingiustificata, fosse stata comunicata”, ma, non potendo giungersi a tale risultato ermeneutico, ha concluso che “le parti sociali hanno escluso che l’assenza protratta per meno di cinque giorni, sia pure non comunicata, possa giustificare la sanzione espulsiva”».

La Ditta ha dunque proposto ricorso dinanzi alla Suprema Corte.

In diritto. Per la Cassazione, incontestate risultano le seguenti circostanze: (i) il lavoratore è risultato assente dal servizio per tre giorni e (ii) l’art. 46, parte prima, norme generali, del contratto collettivo applicabile al caso de quo prevedeva che “potrà essere licenziato con preavviso il dipendente … che abbia effettuato assenze ingiustificate prolungate oltre 5 giorni consecutivi”. Pertanto, se è il contratto collettivo che fissa le sanzioni per gli illeciti disciplinari, prevedendo i casi di applicazione della sanzione espulsiva, con il possibile ricorso al licenziamento ovvero di applicazione, nelle ipotesi meno gravi, delle sanzioni conservative, risulta la manifesta infondatezza dei motivi di ricorso, «in adesione al consolidato principio secondo cui, in materia di licenziamenti disciplinari, deve escludersi che, ove un determinato comportamento del lavoratore, invocato dal datore di lavoro come giusta causa di licenziamento, sia contemplato dal contratto collettivo come integrante una specifica infrazione disciplinare cui corrisponda una sanzione conservativa, essa possa formare oggetto di una autonoma e più grave valutazione da parte del giudice, salvo il caso – certamente non ricorrente nella specie – che non si accerti che le parti avevano inteso escludere, per i casi di maggiore gravità, la possibilità della sanzione espulsiva (tra le altre: Cass. n. 6165 dei 2016; Cass, n. 9223 del 2015; Cass. n. 13353 del 2011; Cass. n. 19053 del 2005; Cass. n. 4932 del 2003)».

«Tale principio», proseguono gli Ermellini, «deve essere ribadito anche alla luce dell’art. 30, co. 3, del d. lgs. n. 183 del 2010, secondo il quale “nel valutare le motivazioni poste a base del licenziamento, il giudice tiene conto delle tipizzazioni di giusta causa e di giustificato motivo presenti nei contratti collettivi di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi”».

In altri e più chiari termini, se è vero che l’assenza ingiustificata può causare il licenziamento del dipendente, è al CCNL che occorre fare riferimento per stabilire se possa, o meno, scattare in tronco il licenziamento per l’assenza non comunicata all’azienda.

Pertanto, occorre anzitutto esaminare il CCNL applicato al rapporto di lavoro per comprendere quanto esso prevede con riferimento al numero di giorni oltre al quale l’assenza ingiustificata è sanzionata con il licenziamento; è comunque sempre meglio comunicare al datore di lavoro la propria esigenza di allontanarsi dal posto di lavoro e per quale motivo onde evitare qualunque problema!

La Suprema Corte, pertanto, in linea con la tesi della Corte territoriale, ha rigettato il ricorso del datore di lavoro, con condanna dello stesso al pagamento delle spese processuali.

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