Appalto. Lavori Pubblici. La committente non è tenuta a verificare se l’appaltatore paga, o no, il subappaltatore

Corte di Cassazione, Sez. I Civ., 02.02.2016, n. 1953

Il subappalto instaura un rapporto esclusivamente tra appaltatore e subappaltatore, richiedendosi l’intervento del committente soltanto per l’autorizzazione del subappalto, ciò non comportando tuttavia alcun rapporto negoziale tra il committente ed il subappaltatore né un obbligo di pagamento diretto da parte del committente in favore del subappaltatore. In altri e più chiari termini, il committente rimane estraneo e non acquista diritti né assume obblighi nei confronti del subappaltatore.

Si tratta peraltro di un principio uniformemente riconosciuto valido dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui, quando i lavori siano stati eseguiti, in tutto o in parte, dal subappaltatore, in virtù di un rapporto intercorso esclusivamente tra quest’ultimo e l’appaltatore, la committente rimane estranea senza assunzione di alcuna responsabilità al riguardo, anche se è necessario il suo consenso per far sì che l’appaltatore dia in subappalto l’esecuzione dell’opera o del servizio, in quanto le obbligazioni derivanti da contratto di appalto esclusivamente ricadono all’interno del rapporto di appalto, tra le parti dello stesso e non anche tra committente e subappaltatore, non legati da alcun diretto vincolo negoziale (Cass. Civ., Sez. II, 02.08.2011, n. 16917).

Ciò premesso, alla attenzione degli Ermellini la sentenza della Corte territoriale che, in riforma della decisione di primo grado, aveva rigettato l’opposizione proposta da una parte [la committente] avverso un decreto ingiuntivo con il quale le era stato, appunto, ingiunto il pagamento di una somma a titolo di compenso dei lavori di ristrutturazione di un edificio, realizzati dall’istante nella sua qualità di subappaltatrice in esecuzione del contratto dalla stessa stipulato con la Società [X], poi fallita, che era stata costituita tra le imprese facenti parte dell’A.T.I., aggiudicataria dell’appalto.

La Corte di Appello, pur dopo aver rilevato che la committente aveva autorizzato il subappalto, e che ciò non comportava in ogni caso alcun rapporto negoziale con la subappaltatrice, né un obbligo di pagamento diretto in favore di quest’ultima, aveva riconosciuto la responsabilità della Società [committente] la quale, nel versare alla Società [appaltatrice] i compensi dovuti in base agli stati d’avanzamento dei lavori, aveva omesso di controllare i pagamenti da parte dell’appaltatrice nei confronti della subappaltatrice, «come le imponeva la disposizione di cui all’art. 18, co 3, della L n. 55 del 1990. Tanto fondava il diritto della Società […] ad ottenere dall’ […] il risarcimento del danno, pari all’importo del credito azionato, senza che potesse valere ad esentarla la contesa insorta tra appaltatrice e subappaltatrice, a cui la committente era estranea, e che si era, peraltro, conclusa con una transazione, di cui l'[committente] si era avvantaggiata».

La committente, soccombente, ha quindi adìto la Suprema Corte per ottenere la riforma della sentenza della Corte territoriale che aveva rigettato la sua domanda vòlta alla restituzione di quanto versato in esecuzione del decreto ingiuntivo opposto.

Per quanto qui rileva, gli Ermellini hanno accolto i motivi sollevati dalla ricorrente, ritenendoli fondati, anzitutto facendo riferimento proprio all’art. 18 della legge n.55/1990 richiamata dai giudici di merito. E così: «Sancisce l’art. 18 comma 3 bis della L n. 55 del 1990 che: “l’amministrazione o ente appaltante deve indicare che provvederà a corrispondere direttamente al subappaltatore o al cottimista l’importo dei lavori dagli stessi eseguiti o, in alternativa, che è fatto obbligo ai soggetti aggiudicatari di trasmettere, entro venti giorni dalla data di ciascun pagamento effettuato nei loro confronti, copia delle fatture quietanzate relative ai pagamenti da essi aggiudicatari via via corrisposti al subappaltatore o cottimista, con l’indicazione delle ritenute di garanzia effettuate. Nel caso di pagamento diretto i soggetti aggiudicatari comunicano all’amministrazione o ente appaltante la parte dei lavori eseguiti dal subappaltatore o dal cottimista, con la specificazione del relativo importo e con proposta motivata di pagamento“». Gli Ermellini quindi proseguono affermando che la sentenza impugnata, «dopo aver escluso la sussistenza di un rapporto negoziale diretto tra le parti, ha condannato la committente al risarcimento del danno, addebitandole di aver omesso di porre in essere le attività volte ad imporre all’appaltatrice di documentare il pagamento in favore della subappaltatrice», di talché la Corte precisa che: «Così statuendo, la Corte territoriale ha fatto malgoverno della menzionata disposizione, avendo posto a carico della stazione appaltante, ed in funzione di garanzia delle pretese del subappaltatore, un obbligo (quello di controllo dell’avvenuto adempimento delle obbligazioni intercorrenti tra appaltatore e subappaltatore) che non è, affatto, previsto dalla disposizione in commento, ed avendo individuato una condotta esigibile da parte del subappaltatore nei confronti del committente (dovere di controllo dei versamenti effettuati al subappaltatore e successivo dovere di attivarsi per assicurarne il pagamento), senza considerare che: a) l’art. 18, comma 3 bis, della L. n. 55 del 1990 obbliga, al contrario, l’appaltatore a dar conto alla committente dell’avvenuto pagamento in favore del subappaltatore -mediante documentazione relativa, anche, alle garanzie- onde assicurare il costante controllo della spesa da parte della stazione appaltante e a garantire, al contempo, il buon andamento nell’esecuzione dei lavori; b) il subappaltatore è terzo rispetto al contratto di appalto intercorso tra committente ed appaltatore, e l’autorizzazione data dalla pA alla conclusione del subappalto significa solo che il subappalto è consentito, e non comporta né la comparsa di un nuovo soggetto nel rapporto originario né il sorgere di un rapporto giuridico tra la stessa pubblica amministrazione ed il subappaltatore (Cass. n. 18196 del 2004), salvo il caso, qui non ricorrente, e limitatamente al momento solutorio, in cui l’amministrazione si sia avvalsa della facoltà di provvedere al pagamento direttamente al subappaltatore». Da ultimo, «La Corte territoriale non si è, peraltro, avveduta che l’obbligo di documentare il pagamento di cui alla disposizione invocata, nella specie, gravava sull’ATI […] aggiudicataria dell’appalto, mentre, com’è incontroverso, il contratto di subappalto è stato concluso con la Società […] costituita tra le imprese riunite, soggetto che è bensì deputato ad eseguire l’opera appaltata, ma che non acquista diritti nei confronti della committente e non ne diviene creditrice (cfr. Cass. n. 28220 del 2008; n. 21222 del 2011), con ulteriore cesura tra la posizione della stazione appaltante (debitrice nei confronti dell’ATI) e quella della subappaltatrice (creditrice del Consorzio)».

Nulla quindi si può pretendere dalla Società committente.

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