Annullata l’ordinanza del sindaco che vieta l’accesso ai cani nelle aree destinate a verde pubblico

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T.A.R. Lazio, Sez. II-Bis, 27.04/17.05.2016, n. 5836

In Italia cresce costantemente il numero di persone che possiedono uno o più ‘pet’; vi sono, infatti, sette milioni di animali domestici (4 milioni di famiglie hanno un cane mentre si attestano a 3 milioni le famiglie con un gatto). Peraltro, da studi recenti, come riporta il Daily Mail, da parte dei ricercatori del Manhattanville College di New York, intitolati “La felicità è un cucciolo caldo?”, che ha riguardato 263 persone, è emerso che chi possiede un ‘pet’ è più soddisfatto della propria vita rispetto a chi non ne ha, registrandosi peraltro un punteggio maggiore di benessere con riferimento ai proprietari di cani, da sempre definiti i migliori amici dell’uomo.

Tuttavia, spesso chi possiede un amico a quattro zampe deve fare i conti con limiti, regolamenti e discriminazioni, tali e tanti i divieti o restrizioni applicati in posti pubblici come, a titolo esemplificativo, supermercati, spiagge, mezzi pubblici, parchi.

E’ con riferimento ai parchi è recente la sentenza del giudice amministrativo che, accogliendo il ricorso di una associazione animalista, ha annullato l’ordinanza del Sindaco nella parte in cui è stato disposto il divieto, per i proprietari e detentori di cani, di accedere in tutte le aree verdi pubbliche.

Il T.A.R. Lazio, anzitutto disattendendo l’eccezione, sollevata dalla Amministrazione Comunale resistente, di difetto di legittimazione ad agire dell’Associazione ricorrente all’impugnazione in esame, perseguendo la stessa, asserisce il Collegio, quale fine statutario, la tutela degli animali, inserendosi nel solco di un consolidato e non contrastato orientamento della giurisprudenza (ex plurimis, T.A.R. Potenza, 17.10.2013, n. 611; T.A.R. Reggio Calabria, 28.05.2014, n. 225; T.A.R. Milano, 22.10.2013 n. 2431; T.A.R. Sardegna, 27.02.2016 n. 128; T.A.R. Venezia, 12.04.2012, n. 502), ha ritenuto che, «pur se in ragione delle meritevoli ragioni di tutela dei cittadini in considerazione della circostanza che i cani vengono spesso lasciati senza guinzaglio e non ne vengono raccolte le deiezioni», l’ordinanza sindacale che rechi il divieto assoluto di introdurre cani, anche se custoditi, nelle aree destinate a verde pubblico, «risulta essere eccessivamente limitativa della libertà di circolazione delle persone ed è comunque posta in violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità, atteso che lo scopo perseguito dall’Ente locale di mantenere il decoro e l’igiene pubblica, nonché la sicurezza dei cittadini, può essere soddisfatto attraverso l’attivazione dei mezzi di controllo e di sanzione rispetto all’obbligo per gli accompagnatori o i custodi di cani di rimuovere le eventuali deiezioni con appositi strumenti e di condurli in aree pubbliche con idonee modalità di custodia (guinzaglio e museruola) trattandosi di obblighi imposti dalla disciplina generale statale, cosicché il Sindaco può fronteggiare comportamenti incivili da parte dei conduttori di cani, al fine di prevenire le negative conseguenze di tali condotte, con l’esercizio degli ordinari poteri di prevenzione, vigilanza, controllo e sanzionatori di cui dispone l’Amministrazione».

In altri e più chiari termini, il giudice amministrativo ritiene il provvedimento del Comune emesso in violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità, riconducendo alla libertà di circolazione del proprietario dell’animale il fatto che esso possa liberamente circolare unitamente al proprio animale.

Le esigenze poste a fondamento della gravata ordinanza risultano compiutamente salvaguardate dalla legislazione statale vigente in materia, che impone agli accompagnatori o custodi di cani di condurre questi al guinzaglio e, muniti di appositi strumenti, rimuovere le eventuali deiezioni, dovendo quindi l’Amministrazione Comunale adoperarsi al fine di rendere cogenti tali misure mediante una efficace azione di controllo e di repressione, «in tal modo rendendo possibile il raggiungimento del pubblico interesse attraverso strumenti idonei e nel rispetto del principio di proporzionalità dei mezzi rispetto ai fini perseguiti».

Il ricorso è stato, pertanto, accolto, con conseguente annullamento, in parte qua, della gravata ordinanza, nei limiti di interesse.

E ciò non può che rappresentare una ulteriore vittoria degli animalisti in particolare, della civiltà e del buon senso in generale.

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