Anac: la relazione di Cantone che accusa Roma

«Abbiamo scoperto un sistema di assegnazione degli appalti che, per essere buoni, lasciava a desiderare, e nel quale in molti casi il rispetto delle regole era un optional», così tuona il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione [Anac], nel suo report sulla gestione del Comune di Roma tra il 2012 e il 2014.

Ma non c’è da essere buoni, caro Presidente, in una realtà, quale descritta, nella quale tanto la giunta Alemanno quanto la giunta Marino hanno permesso «la sistematica e diffusa violazione delle norme e il ricorso generalizzato e indiscriminato a procedure prive di evidenza pubblica, con il conseguente incremento di possibili fenomeni distorsivi che agevolano il radicarsi di prassi corruttive».

In sintesi, sprechi di danaro, affidamenti senza gara, omissioni, violazioni delle normative sugli appalti, mancato controllo del rispetto dei contratti; lavori per 2,9 miliardi di euro assegnati in quattro anni a trattativa privata, ovverosia quasi la metà della spesa totale che ammonta a 6,4 miliardi.

Nulla si salva: tutela del verde pubblico, manutenzione delle strade, servizi per i disabili, ospizi, affitti delle case, acquisto di nuovi software, pure la gestione dei canili, fino ad arrivare addirittura alla macellazione della carne; non esiste un solo capitolo in cui il Comune di Roma abbia rispettato le regole riguardanti la buona amministrazione. Cantone non ha dubbi circa l’esistenza «di una gestione delle attività contrattuali di Roma Capitale, nei suoi molteplici aspetti e modalità, non conforme ai principi di buon andamento e di imparzialità dell’amministrazione sanciti dall’articolo 97 della Costituzione».

L’Anac individua, in tre anni, 18 tipi di violazioni da parte dei Dipartimenti di Roma Capitale. A titolo esemplificativo: «carenza o difetto di motivazione dei presupposti per il ricorso alla procedura negoziata»; si affidavano sistematicamente alle stesse Imprese lavori e/o servizi «mediante l’improprio ricorso allo strumento della proroga, spesso di rilevante importo, di rapporti contrattuali pre esistenti non necessariamente affidati con evidenza pubblica», senza poi controllare che i lavori si svolgessero nel rispetto delle previsioni contrattuali. In pratica, un Dipartimento affidava un incarico a una certa ditta senza alcuna gara, palesando motivi di estrema urgenza e di improrogabilità, dopodiché lo confermava a mezzo di una serie di proroghe non giustificate né motivate [la proroga, oltre a violare il disposto dell’art. 23 della legge n. 65/2005, contraddice al generale principio dell’evidenza pubblica (gara aperta), il cui rispetto è imposto anche dal dovere di preservare il diritto alla libera concorrenza, garantito a livello comunitario in materia di appalti pubblici]. Vi era, dunque, un «improprio ricorso alla procedura negoziata senza la pubblicazione», fattispecie che – rappresentando il contrario di una gara pubblica a cui tutti possono partecipare, essendo invitate un numero limitato di imprese con cui appunto si ‘negozia’ l’appalto – è, invece, eccezionale, e pertanto da interpretarsi restrittivamente, di guisa consentita esclusivamente nei casi in cui sussistano specifici e determinati presupposti, predeterminati ex lege e sempreché siano fatti salvi i canoni generali di ragionevolezza e di perseguimento dell’interesse pubblico.

Il Presidente Cantone, nella prima fase dell’indagine, ha esaminato più di 1.800 procedure di assegnazione di appalti, ed ha confermato «i rilevanti profili di criticità nei comportamenti delle strutture gestionali di Roma Capitale», scoprendo altresì che «ciascun dipartimento ha sistemi informativi diversi», incapaci quindi di dialogare.

Nel dettaglio. Il Dipartimento dove maggiori sono state le irregolarità è, non a caso, quello delle Politiche Sociali, uno dei settori maggiormente colpiti dall’inchiesta di Mafia Capitale. Qui si registra il boom di appalti affidati senza una gara formale; quelli affidati a trattativa privata sono stati il 20,2%. Peraltro, si è trattato di affidamenti milionari, come alla commessa di 2 milioni di euro per l’affidamento del servizio di mobilità per i disabili, dove le ragioni «di estrema urgenza» che avevano motivato il ricorso alla procedura negoziata sono state, secondo l’Anac, «smentite dagli atti, stante la riscontrata carenza di programmazione imputabile alla stazione appaltante».

Ma anche l’Atac, già da tempo tristemente assurta agli onori della cronaca, «non ha garantito la corretta esecuzione» del servizio.

Anche nel Dipartimento delle politiche sociali e abitative sono state riscontrate molte anomalie, per non parlare della risposta – «per immigrati e rom non vi siano regolamentazioni specifiche» – fornita alla osservazione di Cantone che aveva criticato l’assenza di controlli, anche in questo settore. Dalla risposta il Dipartimento sembra suggerire: se non vi sono regolamentazioni specifiche, perché rispettarle ?

E così il Dipartimento Innovazione Tecnologica, che ha ammesso di non effettuare tutte le verifiche sugli affidatari, giustificandosi con la «carenza di personale», il Dipartimento Tutela ambientale, che vanta, come fosse una novità, l’acquisto avvenuto solo ora di un software per monitorare gli appalti, il Dipartimento Sviluppo Economico, il Dipartimento Servizi Educativi.

Affidamenti completamente immotivati e reiterati dal Campidoglio agli stessi soggetti, in alcuni casi da quasi vent’anni: come accade per l’assistenza nelle case di riposo “Parco di Veio”, gestite da uno stesso soggetto dal 1998 in poi, proroga dopo proroga, diventando quindi la regola. Figurano poi tra le gare sospette i lavori di pedonalizzazione di via del Babbuino affidati con procedura negoziata, la sistemazione di piazza Vittorio, la riqualificazione Testaccio e la sistemazione delle piste ciclabili.

Il dossier di Cantone è stato inoltrato al Commissario Straordinario di Roma Capitale, Francesco Paolo Tronca, al quale è stato richiesto di colpire i responsabili.

«A Roma c’è un problema etico. Siamo davanti a una illegalità portata a sistema. Abbiamo già preso alcune contromisure: rotazione del personale, centrale unica di committenza ed è in fase di costituzione un sistema di audit interno. Bisogna fare di più e intervenire chirurgicamente». Queste le affermazioni dello stesso Commissario Straordinario Tronca in un’intervista a “la Repubblica”. «Ho messo al lavoro da tempo una squadra per setacciare tutte le aree grigie. Tra venti giorni circa avremo i risultati di questa indagine su tutti i settori a rischio. Revocheremo gli appalti di cui sarà accertata l’irregolarità, sanzioneremo i responsabili. E gireremo il materiale degno di approfondimento a Procura e Corte dei conti», aggiunge Tronca.

E proprio l’Anac ha trasmesso alla Procura la sua relazione, anche perché alcuni degli appalti riguardavano proprio le cooperative legate a Salvatore Buzzi e Massimo Carminati.

Un quadro che ha spinto il prefetto di Roma, Franco Gabrielli a dire «Nonostante i progressi percorsi Roma capitale deve ancora percorrere un lungo tratto di strada per ricondurre la gestione della cosa pubblica sui binari della legalità».

In conclusione, il quadro è desolante se pensiamo che Roma, prima ancora che essere la Capitale d’Italia, raccoglie i fasti di una delle più gloriose civiltà. Dai fasti imperiali ad un futuro fatto di corruzione.

Tutto quanto sopra delineato, caro Presidente Cantone, che puoi apparire come un uomo solo al comando, come Coppi in cima alle salite più ripide, o come il maratoneta che sente il traguardo ma mancano ancora alcuni chilometri, quelli più duri, Emerlaws, e chi ne fa parte, vuole urlarti quello che sente dal profondo: siamo con te !

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