Accesso agli atti. Ecco come e cosa cambia. Il Freedom information act (Foia)

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In cosa consiste l’accesso agli atti? Scomodando il sito del ‘governo italiano presidenza del consiglio dei ministri’, possiamo tutti agevolmente sapere di cosa si tratta. Infatti, «Per “diritto di accesso” si intende, in base alla normativa vigente, il diritto degli interessati a prendere visione e ad estrarre copia di documenti amministrativi. Ne sono titolari tutti i cittadini, società e associazioni, compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento di cui si chiede l’accesso. Per “documento amministrativo”, si intende ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni o non relativi ad uno specifico procedimento, detenuti da una pubblica amministrazione e concernenti attività di pubblico interesse, indipendentemente dalla natura pubblicistica o privatistica della loro disciplina sostanziale. Tutti i documenti amministrativi sono accessibili ad eccezione di quelli previsti dall’art. 24, commi 1, 2, 3, 4 e 5 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (c.d. fattispecie di esclusione dell’accesso), tra i quali è contemplata l’esclusione per le richieste di accesso agli atti preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni e per le istanze che, ove soddisfatte, possano pregiudicare il diritto alla riservatezza di persone fisiche, persone giuridiche, imprese e associazioni».

Ma forse non tutti sanno della rivoluzione che in materia si è avuta ieri, 16 maggio 2016, con l’approvazione, in via definitiva, da parte del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia – affidando il coordinamento formale del testo definitivo al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Claudio De Vincenti, in conformità a quanto deliberato dal Cdm – del decreto legislativo recante la revisione e la semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell’articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche. È stato approvato il decreto noto come ‘Decreto Trasparenza’, che introduce in Italia il tanto atteso Freedom of Information Act, ovverosia il diritto di qualunque cittadino, a prescindere da un «interesse diretto, concreto e attuale» [fino ad oggi alla base della richiesta di accesso agli atti], di richiedere dati e informazioni alla Pubblica Amministrazione, senza perciò necessità di giustificarne l’accesso.

Tutto cambia, a partire dal nome: non più ‘diritto di accesso agli atti amministrativi’, bensì, come detto, Foia, ossia Freedom of Information Act [dall’inglese, ‘Legge sulla libertà di informazione’].

Secondo quanto si legge nel ‘comunicato stampa del consiglio dei ministri n. 117 del 16 maggio 2016’, nel testo definitivo (forse già da oggi sarà reso pubblico) il Governo recepisce tutte le condizioni poste dalle commissioni parlamentari nei loro pareri. Nel dettaglio:

«RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza (decreto legislativo – esame definitivo)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia, ha approvato – affidando il coordinamento del testo definitivo al Sottosegretario alla Pcm, in conformità a quanto deliberato dal Cdm – un decreto legislativo recante la revisione e la semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell’articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche. Nello specifico si aprono le banche dati delle amministrazioni che le gestiscono; si rende strutturale il sito “Soldi pubblici” (http://soldipubblici.gov.it); si introduce una nuova forma di accesso civico ai dati e documenti pubblici equivalente a quella che nel sistema anglosassone è definita Freedom of information act (FOIA), che consente ai cittadini di richiedere anche dati e documenti che le pubbliche amministrazioni non hanno l’obbligo di pubblicare.

Il piano nazionale anticorruzione adottato dall’Anac sarà più semplice, snello e di facile attuazione per le pubbliche amministrazioni che dovranno recepirlo nei propri piani triennali di prevenzione della corruzione.

Sono state accolte le condizioni poste dalle commissioni parlamentari nei loro pareri e sono state recepite gran parte delle osservazioni avanzate dalla Conferenza Unificata, dal Consiglio di Stato e dal Garante per la protezione dei dati personali. In particolare, in tema di accesso civico è stato eliminato l’obbligo di identificare chiaramente dati o documenti richiesti, è stata esplicitata la prevista gratuità del rilascio di dati e documenti, è stato stabilito che l’accoglimento o il rifiuto dell’accesso dovranno avvenire con un provvedimento espresso e motivato, è stato previsto che l’accesso è rifiutato quando è necessario evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno degli interessi pubblici o privati indicati».

Viene eliminato il silenzio-rifiuto, ovvero l’automatico rigetto della domanda di accesso agli atti nel caso di mancata risposta, da parte della P.A., nel termine di 30 giorni dalla richiesta. L’accoglimento o il rifiuto dovranno, ciò che più rileva, essere sempre motivati.

E’ previsto l’accesso gratuito agli atti pubblici telematici. Al richiedente potrà essere richiesto solo il rimborso del costo “effettivamente sostenuto e documentato” per la riproduzione del documento “su supporti materiali”.

Nel caso di diniego, il cittadino potrà rivolgersi, come previsto dalla attuale legge, al T.A.R., ma, con il fine di evitare i costi collegati al ricorso amministrativo, gli sarà garantita un’altra via con il ricorso alla Autorità anticorruzione di Cantone o, negli enti locali, al difensore civico.

Al fine di negare l’accesso ai dati e alle informazioni, l’amministrazione deve dimostrare che la risposta pregiudicherebbe in modo concreto gli interessi da tutelare che possono essere solo di due tipi: (i) gli interessi dello Stato o (ii) gli interessi dei privati (dati personali, segretezza della corrispondenza e interessi economici e commerciali). E, per delimitare il confine tra trasparenza e privacy, con il passaggio alle Commissioni di Camera e Senato è stata avanzata la richiesta di affidare all’Autorità anticorruzione la stesura delle linee guida che indicheranno in modo preciso in quali circostanze le PA possono rifiutarsi di fornire le informazioni ai cittadini, “a tutela di interessi pubblici e privati”.

Al di là dei vari commenti al testo uscito dal Consiglio dei ministri – il vice presidente di Stati Generali dell’Innovazione ha sottolineato che è nel medio-lungo periodo che occorrerà prestare attenzione: «l’efficacia del monitoraggio e delle eventuali sanzioni alle PA inadempienti; quanto saranno agevoli gli strumenti in mano ai cittadini per fare valere i propri diritti in caso di rifiuto da parte delle amministrazioni» – lo scopo pregevole della riforma è limitare l’arbitrio da parte dell’amministrazione che molto spesso, trincerandosi dietro un silenzio-rifiuto, si è sottratta alla trasparenza.

Su Twitter, Angelo Rughetti, sottosegretario alla Pubblica Amministrazione e innovazione, alle 18.59 di ieri scrive: «Il primo decreto ha finito il suo percorso. #FOIA è legge. La PA diventa casa di vetro».

In attesa di studiare il testo, la cui approvazione scongiura un ritorno al Parlamento, per l’intanto, sia consentito un po’ di sano ottimismo.

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