Mese: dicembre 2018

autorizzazione-paesaggistica-assistenza-legale-roma

Compenso. Liquidazione equitativa in caso di attività ‘modesta’

La liquidazione del compenso va effettuata in via equitativa quando l’attività prestata dall’Avvocato è modesta.

E’ quanto ha affermato la Sezione VI della Suprema Corte[1] che ha rigettato il ricorso proposto da uno studio associato di consulenza societaria e tributaria che si era visto ridurre, dalla Corte di Appello, il compenso spettante per l’attività espletata, sulla scorta della considerazione che «ed in difetto, inoltre, di qualsivoglia altro idoneo documento, poteva “ritenersi provata (…) la sola partecipazione di […] e del suo studio alla redazione da parte di Tecnologie & Spazio s.r.l. della brochure informativa” (così sentenza d’appello, pag. 10). Esplicitava altresì che in considerazione della modesta consistenza della brochure informativa – “modesta comunicazione aziendale circa le caratteristiche generali dell’iniziativa, la sua localizzazione e le potenzialità della regione prescelta per l’investimento e nulla più” (così sentenza d’appello, pag. 9) – risultava congruo determinare in via equitativa in euro 20.000,00, oltre accessori, il compenso spettante per siffatta attività».

Spiegano, a riguardo, gli Ermellini che «la predisposizione dello “scarno documento” costituente l’allegato n. 18 al fascicolo di […] è di natura e valenza tale che difficilmente avrebbe consentito e reso possibile il ricorso al parametro degli usi ed, ancor prima, al parametro tariffario, segnatamente, alle prefigurazioni dell’art. 53 del d.p.r. n. 645/1994, per giunta con riferimento all’asserito quantum di euro 35.000.00,00. In pari tempo, al cospetto del carattere omnicomprensivo e complessivo della liquidazione equitativa cui la corte di Milano ha atteso, per nulla è pertinente il rilievo dei ricorrenti a tenor del quale “il giudice ha sempre l’onere di indicare dettagliatamente le singole voci che riduce (…) o elimina (…)”».

 

[1] 17.12.2018, ord. 32551

consigliostato

Fatturato specifico. Natura. Finalità. Possesso dei requisiti speciali in sede di gara.

«…la giurisprudenza amministrativa riguardante il possesso del requisito del “fatturato minimo nel settore di attività oggetto dell’appalto” così attualmente codificato dall’art. 83, comma 4, lett. a), del d.lgs. n. 50 del 2016» ha precisato che «“quando il bando prevede l’ammissione esclusivamente delle imprese che hanno prodotto negli anni precedenti un determinato fatturato non globale, ma specificamente attinente a rapporti identici o analoghi a quello da instaurare in esito al procedimento…la stazione appaltante non richiede un requisito di natura finanziaria (per la quale si provvede, ad esempio, con il richiamo al fatturato globale), ma un requisito di natura tecnica (consistente nel possesso di precedenti esperienze che consentono di fare affidamento sulla capacità dell’imprenditore di svolgere la prestazione richiesta)[…].” (così, tra le altre, Cons. Stato, sez. V, 23 febbraio 2015, n. 864».

Lo ha sancito il Consiglio di Stato con la sentenza n.6943[1] depositata dalla V Sezione, intervenendo sul tema del possesso dei requisiti speciali in sede di gara, con precipuo riferimento a quanto disciplinato dall’art. 83, comma 4, lett. a), del d.lgs. n. 50 del 2016.

Con la richiamata pronuncia, Palazzo Spada boccia il ricorso proposto dalla società sportiva ricorrente avverso l’esclusione della stessa dalla gara, aggiudicata in favore di una diversa società sportiva, indetta da parte di un Comune per l’affidamento in concessione d’uso della piscina comunale.

Il Tribunale di primo grado, sostanzialmente, aveva affermato che, ai fini della capacità economico-finanziaria, richiesta dal bando, il volume d’affari dovesse essere conseguito mediante la percezione di corrispettivi nell’esercizio dell’attività di gestione delle piscine, perciò riferito all’oggetto specifico della gara e non quale volume di affari globale, e ad uguale conclusione perviene il Consiglio di Stato che ha ritenuto che il principio, sopra ricordato, è «evidentemente finalizzato a garantire che la selezione venga svolta tra concorrenti che diano prova di adeguata affidabilità nell’espletamento di un determinato servizio, per aver avuto precedenti esperienze nel settore di attività oggetto di gara o in settori analoghi (cfr. Consiglio di Stato, sez. V, 06.04.2017 n. 1608; nonché già sez. V, 28.07.2015 n. 3717 e 25.06.2014 n. 3220); con la precisazione che, pur rilevando l’identità del settore imprenditoriale o professionale, il confronto va fatto in concreto tenendo conto del contenuto intrinseco delle prestazioni (Consiglio di Stato, V, 12.05.2017 n. 2227)».

Il Collegio rigetta l’appello proposto.

[1] Sez. V, 10.12.2018