Mese: maggio 2018

A.T.I.

A.T.I. costituita. La mandataria rinuncia unilateralmente alla partecipazione alla gara. Conseguenze.

Citata, la mandataria, in giudizio, dalle mandanti che chiedevano il risarcimento dei danni cagionati dalla rinuncia alla partecipazione alla gara, unilateralmente comunicata all’Amministrazione appaltante dalla stessa mandataria, mentre il Tribunale accoglieva le domande delle attrici, la Corte di Appello accoglieva invece l’impugnazione della mandataria, rigettando dunque le domande delle mandanti alle quali non restava altro che proporre ricorso in Cassazione, a cui era seguito il controricorso della mandataria.

La Suprema Corte[1] ha negato il risarcimento del danno a carico della mandataria, seppure responsabile, come appresso si dirà, a fronte della impossibilità di ricollegare alla condotta tenuta da quest’ultima i danni lamentati dalle attrici, in virtù di un ragionamento controfattuale imperniato da un lato sull’incoercibilità della volontà della mandataria stessa e sulla conseguente immodificabilità della sua determinazione di ritirarsi dalla gara, e, dall’altro, sulla mancata dimostrazione, sia pure in via prognostica, dell’idoneità dell’offerta formulata dalle imprese riunite ad ottenere il punteggio più alto in sede di valutazione da parte dell’Amministrazione, e quindi a determinare l’aggiudicazione dell’appalto in favore del raggruppamento.

E ciò nonostante, come cennato, la responsabilità della mandataria che ha comunque violato l’obbligo di diligenza che le avrebbe imposto di comunicare preventivamente le proprie intenzioni alle imprese associate, interessate alla partecipazione alla gara, e di concordare con le stesse le iniziative da assumere, tenuto conto che alla data in cui aveva comunicato alla Stazione Appaltante la propria intenzione di svincolarsi dalla partecipazione alla gara le relative operazioni erano ancora in corso, benché il termine di efficacia delle offerte fosse scaduto da oltre otto mesi.

Il risarcimento è escluso in virtù della facoltà della mandataria di svincolarsi unilateralmente dalla gara e perché non risulta dimostrato il danno da perdita di chances: è il creditore, infatti, che deve provare la «realizzazione in concreto di alcuni dei presupposti per il raggiungimento del risultato sperato ed impedito dalla condotta illecita, della quale il danno risarcibile deve rappresentare una conseguenza immediata e diretta».

Spese compensate per la reciproca soccombenza.

[1] 1^ Sez. Civ., 16.05.2018 n. 11940

autovelox

Autovelox: segnalazione adeguata

Merita accoglimento l’opposizione a sanzione amministrativa, con conseguente annullamento del verbale di infrazione per eccesso di velocità rilevato da apparecchio autovelox, in presenza di segnalazione inadeguata.

E’ quanto emerge dalla sentenza n. 143/2018 del Giudice Onorario di Pace di Frosinone[1] che ha ricordato che «il legislatore prima e la prevalente Giurisprudenza di legittimità e di merito poi, hanno più volte posto l’evidenza sulla necessità di dare informativa agli utenti della strada circa l’esistenza dei limiti di velocità e l’utilizzo di mezzi di rilevamento elettronico, informativa di carattere preventivo che consista in una divulgazione con i requisiti della congruità, dell’idoneità e della correttezza».

Si tratta di un principio, ricorda il giudicante, ribadito con la legge n.160/2007 che ha introdotto, nell’art. 142 CdS, il comma 6 bis, secondo cui “Le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi, conformemente alle norme stabilite nel regolamento di esecuzione del presente codice. Le modalità di impiego sono stabilite con decreto del Ministro dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’interno”.

In altri e più chiari termini, la segnaletica deve essere idonea per «dimensionamento, visibilità, leggibilità e posizionamento» tanto che la violazione anche di uno solo di detti parametri può provocare l’illegittimità dell’accertamento.

Nella specie, la Prefettura non ha provveduto al deposito di alcuna documentazione, anche fotografica, idonea a dare conferma del rispetto del principio sopra ricordato, così come non ha dato dimostrazione che l’apparecchio è stato sottoposto al controllo periodico sul funzionamento, pur a conoscenza della contestazione a riguardo svolta dal trasgressore.

Spese di giudizio compensate.

 

[1] 07.03.2018

giudice-pace

La riconvenzionale dinanzi al Giudice di Pace

«…il convenuto non doveva costituirsi 20 giorni prima per proporre domanda riconvenzionale. Nel procedimento avanti al giudice di pace, l’art. 319 cod. proc. civ. consente alle parti di costituirsi in cancelleria o in udienza, garantendo loro libertà di forme…».

Libertà di forme nel giudizio dinanzi al Giudice di Pace: in altri e più chiari termini, nei giudizi dinanzi al giudice di pace non è applicabile l’articolo 166 c.p.c., che impone al convenuto la costituzione almeno 20 giorni prima dell’udienza, e dunque la decadenza ex art. 167, comma secondo c.p.c., di talché la domanda riconvenzionale può essere proposta alla prima udienza, ma non oltre questa. Infatti, a norma dell’art. 320 c.p.c., la prima udienza rappresenta il limite ultimo per le deduzioni delle parti, salvo il rinvio ad una nuova udienza “quando sia reso necessario dalle attività delle parti” nella prima.

E’ quanto emerge dalla ordinanza della 6^ Sezione della Suprema Corte[1] che ha cassato con rinvio la sentenza di merito con la quale il giudice dell’appello era caduto in errore ritenendo inammissibile la domanda riconvenzionale, perché tardiva, in quanto il convenuto si era costituito in primo grado solo all’udienza di prima comparizione e così la riconvenzionale risultava proposta, riteneva il giudice dell’appello, oltre il termine prescritto a pena di decadenza dall’articolo 167 secondo comma c.p.c..

Ancora, non distinguendo tra udienza di prima comparizione e udienza di prima trattazione, «l’art. 320 cod. proc. civ. concentra nella prima udienza tutta l’attività processuale delle parti (quali la precisazione dei fatti, la produzione dei documenti e le richieste istruttorie), consentendo (ai sensi del quarto comma) il rinvio a successiva udienza solamente quando, in relazione all’attività svolta, risultino necessarie ulteriori produzioni o richieste di prove».

Parola dunque al giudice del rinvio.

[1] 09.05.2018 n. 11025