Mese: gennaio 2018

auto

Parcheggiare troppo vicino a un’altra auto è reato

Decisione della Cassazione[1], questa, che farà piacere a chi si è trovato per caso nell’impossibilità di uscire dal parcheggio con la propria autovettura a motivo della vicinanza (di pochi centimetri) di altra auto, praticamente ‘incollata’ alla prima.

Ebbene, impedire l’apertura della portiera integra il delitto di violenza privata, configurandosi il requisito della violenza «in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione».

«Non vi è dubbio che», si legge in sentenza, «secondo la ricostruzione della sentenza impugnata, il ricorrente, posizionandosi con la propria autovettura a pochi centimetri dello sportello lato autista dell’autovettura della persona offesa, la quale, per la presenza di autovetture parcheggiate avanti e dietro, non poteva in alcun modo spostarsi, ha costretto la stessa parte offesa a scendere dal proprio mezzo per affrontarlo in una discussione (allo scopo di ottenere lo spostamento del mezzo)». «Né rileva che il […] sia stato comunque in grado di scendere dall’autovettura (dal lato passeggero), avendo con tale condotta il ricorrente pesantemente condizionato la libertà di autodeterminazione e movimento della persona offesa».

[1] Cass. Pen., Sez. 5, 12.10.2017 n. 53978

irap

Paga l’IRAP il professionista che si avvale di un praticante ?

La Sezione Tributaria della Suprema Corte, con ordinanza recente[1], ha stabilito che paga l’Irap (imposta regionale sulle attività produttive) il professionista che si avvale di un praticante il cui apporto, certamente dì natura intellettuale e proprio della professione da questi esercitata, abbia accresciuto il valore della consulenza fornita ai clienti dello studio, tanto da corrispondergli anche un emolumento.

In fatto. A ricorrere in Cassazione l’Agenzia delle Entrate che si era vista rigettare, da parte della Commissione tributaria regionale della Puglia, l’appello proposto contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Lecce che aveva accolto il ricorso di [X] con la richiesta di rimborso Irap per gli anni dal 1999 al 2001. Il ricorso era affidato a tre motivi, in particolare: (i) violazione di legge laddove la Commissione aveva operato un’inammissibile scissione fra il contributo personale del contribuente alla formazione del reddito e l’apporto della struttura di cui si era avvalso; (ii) difetto di motivazione posto che non si era spiegato come il contributo offerto dal figlio, pur assunto come praticante, non avesse determinato alcun incremento della prestazione del contribuente; (iii) mancata pronuncia sulla decadenza del rimborso, eccepita nel gravame di merito.

In diritto. Per gli Ermellini trova ingresso il motivo di ricorso dell’Agenzia ricorrente, confortato da una pronuncia a Sezioni Unite della Corte Suprema (9451/2016), secondo cui, in tema di Irap, «il presupposto dell'”autonoma organizzazione” richiesto dall’art. 2 del d.lgs. n. 446 del 1997 non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive». Con riguardo alla fattispecie, «In applicazione di tale principio di diritto, la Commissione regionale non poteva, così, limitarsi ad affermare che l’apporto di un praticante non avesse di per sé potuto costituire un concreto incremento della prestazione intellettuale, ma avrebbe dovuto vagliare se il professionista che se ne era avvalso avesse, con tale apporto, certamente dì natura intellettuale e proprio della professione da questi esercitata, accresciuto il valore della consulenza fornita ai clienti dello studio», tanto più che si era determinato a corrispondere al collaboratore financo un emolumento.

Parola al giudice del rinvio.

[1] 24.01.2018 n. 1723

bando

Impugnazione delle clausole del bando di gara relative al criterio di aggiudicazione

L’impugnazione del criterio con cui si svolgerà la gara non può che essere posticipata al momento dell’aggiudicazione, momento in cui si attualizza la potenziale lesione.

Così, il T.A.R. Campania, Salerno[1], discostandosi dall’orientamento che richiede l’immediata impugnazione del bando di gara, ha ritenuto che soltanto con il provvedimento di aggiudicazione si attualizzi la lesività del criterio di aggiudicazione prescelto dalla Stazione Appaltante.

Questione simile, peraltro, è stata rimessa all’Adunanza Plenaria con ordinanza del Consiglio di Stato, Sez. III, del 7 novembre 2017, n. 5138 e, in attesa della decisione dell’Adunanza Plenaria dei Giudici di Palazzo Spada, il T.A.R. Salerno ha preso radicalmente posizione sul tema dell’onere di immediata impugnazione delle clausole del bando di gara relative al criterio di aggiudicazione.

A parere del T.A.R., l’impugnazione del criterio con cui si svolgerà la gara non può che essere posticipata al momento dell’aggiudicazione, momento in cui si attualizza la potenziale lesione.

 

[1] Sez. I, 03.01.2018, n.8