Mese: settembre 2017

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Emergenza Rifiuti. Tarsu: riduzione della tariffa fino al 40% in ipotesi di grave violazione del Regolamento di Nettezza Urbana

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Il diritto dell’utente alla riduzione della Tarsu fino al 40% non richiede che il grave e non temporaneo disservizio sia imputabile a responsabilità dell’Amministrazione Comunale o comunque a causa che, rientrando nella sua sfera di controllo ed organizzazione, sia da questa prevedibile o prevenibile; tale presupposto si identifica invece nel fatto obiettivo che il servizio di raccolta: (i) non sia svolto nella zona di residenza o di dimora nell’immobile a disposizione o di esercizio dell’attività dell’utente; (ii) ovvero, sia svolto in grave violazione delle prescrizioni del regolamento del servizio di nettezza urbana, relative alle distanze e capacità dei contenitori ed alla frequenza della raccolta, in modo che l’utente possa usufruire agevolmente del servizio stesso.

E’ quanto affermato dalla Sezione Tributaria della Suprema Corte[1].

Fatto. La Hotel [x] ha proposto ricorso dinanzi alla Suprema Corte per la cassazione della sentenza con la quale la Commissione Tributaria Regionale della Campania, in riforma della prima decisione, ha ritenuto legittimo l’avviso di pagamento Tarsu 2008, negandole quindi la riduzione, in quanto, per quanto qui rileva, “– l’applicazione regolamentare da parte del Comune di una tariffa Tarsu diversificata tra stabili alberghieri e case di civile abitazione fosse legittima ex articolo 65 d.lgs. 507/93, stante la maggior produttività di rifiuti dei primi rispetto alle seconde; – non sussistesse il presupposto ex articolo 59 d.lgs. 507/93 per la riduzione dell’imposta a causa delle note disfunzioni del servizio pubblico di raccolta dei rifiuti nella città di Napoli, dovendosi in proposito escludere ogni responsabilità del Comune”.

Diritto. La Sezione Tributaria del Palazzaccio, accogliendo il ricorso, ha motivato la decisione ricordando che: «Il quarto comma dell’articolo 59 d.lgs. 507/93 stabilisce che: “se il servizio di raccolta, sebbene istituito e attivato, non si è svolto nella zona di residenza o di dimora nell’immobile a disposizione ovvero di esercizio dell’attività dell’utente o è effettuato in grave violazione delle prescrizioni del regolamento di cui al primo comma, relative alle distanze e capacità dei contenitori ed alla frequenza della raccolta, da stabilire in modo che l’utente possa usufruire agevolmente del servizio di raccolta, il tributo è dovuto nella misura ridotta di cui al secondo periodo del comma 2” (cioè in misura non superiore al 40% della tariffa)».

In altre parole, la riduzione spetta, indipendentemente dalla responsabilità o meno dell’Amministrazione comunale, qualora l’utente subisca un disservizio «grave e protratto» nella raccolta dei rifiuti. E ciò in quanto la riduzione, spiegano gli Ermellini, «non opera, infatti, quale risarcimento del danno da mancata raccolta dei rifiuti né, men che meno, quale ‘sanzione’ per l’amministrazione comunale inadempiente; bensì al diverso fine di ripristinare – in costanza di una situazione patologica di grave disfunzione per difformità dalla disciplina regolamentare – un tendenziale equilibrio impositivo (entro la percentuale massima discrezionalmente individuata dal legislatore) tra l’ammontare della tassa comunque pretendibile ed i costi generali del servizio nell’area municipale, ancorché significativamente alterato».

La parola ora al Giudice del rinvio che dovrà accertare, con onere probatorio a carico della società contribuente che invoca la riduzione, tenuto conto del periodo, della zona di ubicazione dell’hotel, della tipologia dei rifiuti conferiti e, in generale, di ogni altro elemento utile a verificare la ricorrenza in concreto della richiesta riduzione, se l’erogazione del servizio di raccolta rifiuti è avvenuta in grave difformità dalle previsioni legislative e regolamentari.

[1] Cass. Civ., Ord. Sez. 5, 27.09.2017 n. 22531

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Bollo auto. Prescrizione

La tassa automobilistica si prescrive in tre anni, anche in caso di omessa impugnazione della cartella di pagamento.

E’ quanto emerge dalla sentenza[1] con cui i giudici di Piazza Cavour, tornando a pronunciarsi sul tema della sua prescrizione, e riportandosi a una recente pronuncia delle Sezioni Unite (Cass. Civ. S.U. 17.11.2016, n. 23397), hanno chiarito una volta per tutte che la riscossione di detto tributo è sottoposta al termine di prescrizione triennale, per effetto di quanto stabilito dall’art. 5 comma 51 del d. 1. n. 953/1982, convertito, con modificazioni, dalla 1. n. 53/1983 e modificato dall’art. 3 del d.l. n. 2/1986 convertito, con modificazioni, dalla 1. n. 60/1986.

La mancata impugnazione della cartella nei termini non fa scattare la prescrizione decennale e ciò in quanto, come ribadito dalle Sezioni Unite (n. 23397/2016) «il principio di carattere generale, secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito, ma non anche la c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c., si applica con riguardo a tutti gli atti — in ogni modo denominati di riscossione mediante ruolo», in guisa che, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., eccetto che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo.

In conclusione, se, per dimenticanza, non abbiamo pagato la tassa automobilistica e riceviamo una cartella esattoriale da Equitalia notificata dopo 3 anni – a titolo esemplificativo: per bolli relativi all’anno 2015 la prescrizione scatta il 31 dicembre del 2018 – essa è illegittima e, in quanto tale, impugnabile dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, nel termini di due mesi dalla sua comunicazione.

 

[1] Cass. Civ., Ord. Sez. VI, 29.08.2017 n. 20503

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Il contratto di avvalimento e la procedura del soccorso istruttorio

Soccorso-istruttorio

In linea di principio, ove il contratto di avvalimento, pur non inserito nella offerta, sia già stato sottoscritto alla data di presentazione di questa, può essere acquisito con la procedura del soccorso istruttorio, e ciò in accordo con un significativo filone giurisprudenziale (TAR Toscana, sez. I, 15 luglio 2016, n. 1197; TAR Umbria, 2 gennaio 2017, n. 19).

E’ quanto emerge dalla sentenza[1] con cui i giudici amministrativi, pur ritenendo che, in astratto, l’avvalimento possa essere acquisito con la procedura del soccorso istruttorio, hanno precisato tuttavia che è onere in capo alla ricorrente produrre una copia del contratto idonea a dare adeguate garanzie giuridiche circa il fatto che il contratto sia già stato sottoscritto alla data di presentazione dell’offerta.

Nella fattispecie all’esame dei giudici, ciò non è avvenuto.

E sulla scorta dei rilievi della ricorrente, secondo cui «il contratto acquisito è privo di luogo di sottoscrizione e reca una data non validata da una evidenza notarile», il Collegio «ritiene fondato e assorbente il rilievo secondo cui la copia del contratto acquisita in sede di soccorso istruttorio (allegata con la produzione documentale della stazione appaltante) presenti una data (15 giugno 2016) che, pur essendo anteriore alla scadenza del termine di presentazione della domanda di partecipazione alla gara, risulta nondimeno priva di una certezza legale o comunque di un qualsivoglia elemento che consenta di documentarne l’autenticità».

Il ricorso è stato dunque accolto, con l’annullamento dell’impugnata aggiudicazione, e con la declaratoria di inefficacia del contratto eventualmente stipulato tra le parti, «ai fini del subentro dell’odierna ricorrente, che ha proposto apposita domanda, previo espletamento dei relativi adempimenti».

 

[1] T.A.R. per il Lazio, Sez. Seconda Quater, 19.07.2017 n. 8704