Mese: luglio 2017

guida

Guidare scalzi o a piedi nudi si può ?

Alzi la mano chi sa esattamente come comportarsi a riguardo, anche perché un tempo mettersi alla guida scalzi o facendo uso di calzature di tipo aperto (ciabatte, zoccoli, infradito) era vietato. Ma oggi, con le auto di ultima generazioni in cui il ruolo dell’impianto frenante è diventato ancora più fondamentale, non è più così.

Infatti, dal 1993 [nel Codice della Strada in vigore sino al 1992 era espressamente previsto nel regolamento di esecuzione il divieto di condurre i veicoli indossando calzature aperte (tipo zoccoli, ciabatte, ecc.], tale limitazione è stata eliminata, lasciando al conducente la discrezionalità e l’apprezzamento di opportunità circa il tipo di scarpe da utilizzare durante la guida. Il conducente “deve autodisciplinarsi nell’abbigliamento in modo da garantire un’efficace azione di guida con i piedi”, così come si legge sul sito della Polizia.

Peraltro, sono gli stessi articoli 140 e 141 del nuovo Codice della Strada che richiedono alla guida un comportamento tale “da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione ed in modo che sia in ogni caso salvaguardata la sicurezza stradale” (art. 140) e che il conducente debba “essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile” (art. 141).

Ciò considerato, e concludendo, possiamo tranquillamente scegliere quale calzature indossare alla guida, senza vincoli di sorta? Non propriamente, perché l’assicurazione a riguardo ci potrebbe obiettare, in caso di incidente, e qualora nel verbale redatto da Polizia e Carabinieri fosse indicata la circostanza di guida senza scarpe (per esempio), che il sinistro è stato provocato da una “negligenza grave” – quando l’automobilista non incorra in un’accusa per lesioni gravi o addirittura per omicidio stradale – e così, dopo aver pagato i danni, potrebbe agire in rivalsa nei confronti dell’automobilista per non aver rispettato il Codice della Strada (salvo che nel contratto RCA non si sia firmata la clausola di rinuncia alla rivalsa per infrazioni al Codice della Strada).

Saranno il buon senso (come sempre) e il rispetto del Codice della Strada a ‘guidarci’ sul comportamento da tenere al fine di non recare danni agli altri, oltre che a sé stessi.

offerta

Le conseguenze della mancata sottoscrizione dell’offerta

La sottoscrizione dell’offerta, prescritta ai sensi dell’art. 74 d.lgs. n. 163/2006, si configura come lo strumento mediante il quale l’autore fa propria la dichiarazione contenuta nel documento, sì da renderne nota la paternità, in guisa da vincolare l’autore alla manifestazione di volontà in esso contenuta. Essa assolve la funzione di assicurare provenienza, serietà, affidabilità e insostituibilità dell’offerta e costituisce elemento essenziale per la sua ammissibilità, sia sotto il profilo formale sia sotto quello sostanziale, potendosi solo ad essa riconnettere gli effetti dell’offerta come dichiarazione di volontà vòlta alla costituzione di un rapporto giuridico.

Lo ha sancito, ribadendo il principio già più volte enunciato dalla giurisprudenza di legittimità, il Consiglio di Stato con la sentenza n. 3042/2017, depositata dalla V Sezione.

Con la pronuncia, Palazzo Spada boccia il ricorso di un’Impresa contro la decisione del T.A.R. Campania che aveva ritenuto legittimo il provvedimento dell’organo di gara. Il Tribunale di primo grado non rinveniva errori nell’operato dell’organo di gara che aveva escluso l’Impresa dalla gara, su di esso incombendo l’obbligo espresso di estromettere dalla gara parte ricorrente, versandosi un’ipotesi di incertezza assoluta sul contenuto o sulla provenienza dell’offerta, per difetto di sottoscrizione o di altri elementi essenziali. E ad uguale conclusione arriva il Consiglio di Stato che conferma la legittimità del provvedimento di esclusione dalla gara da parte della Stazione appaltante.

In altri e più chiari termini, la mancanza della sottoscrizione dell’offerta inficia la validità e la ricevibilità della manifestazione di volontà in essa contenuta senza che sia necessaria, ai fini dell’esclusione, una espressa previsione della legge di gara.

Né poteva compiersi – commenta la V Sezione – un’operazione ricostruttiva basata sulla individuazione, da parte della stazione appaltante, degli elementi essenziali dell’offerta «ricavando detti elementi dal contenuto degli altri documenti che erano stati caricati sulla Piattaforma Digitale utilizzata dalla stazione appaltante per l’espletamento della gara… laddove, come nel caso di specie, alla rettifica non si possa pervenire con ragionevole certezza, e, comunque, attingendo a fonti di conoscenza estranee all’offerta medesima o a dichiarazioni integrative o rettificative dell’offerente. Seguendo la tesi di parte appellante, in realtà, la stazione appaltante avrebbe dovuto farsi carico non di ricostruire ma di stabilire quale fosse il contenuto dell’offerta Economica, in modo all’evidenza inammissibile».

Inoltre, soggiunge la Corte, «imporre alla commissione di compiere un’attività di ricostruzione e rinvenimento aliunde di tali elementi fondamentali implicherebbe in primo luogo, come correttamente rilevato dal TAR, riconoscere al modello allegato 14 funzione di mero documento di riepilogo e sintesi di volontà negoziali contenute altrove; tale impostazione finirebbe però per rendere priva di significato procedimentale la dichiarazione di offerta in sé, con disapplicazione della stessa lex specialis che aveva invece stabilito che questa fosse espressa e contenuta nel Modello dichiarazione offerta economica».

Il Collegio rigetta l’appello proposto.