Mese: dicembre 2016

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Musica ad alto volume. Il genitore è penalmente responsabile del disturbo al riposo e alle occupazioni dei vicini.

Musica ad alto volume. Il genitore è penalmente responsabile del disturbo al riposo e alle occupazioni dei vicini.

Cass. Pen., Sez. 3, 22.09.2016, n. 53102

Il genitore contravviene all’obbligo di sorveglianza sul proprio figlio minore ed è penalmente responsabile per il disturbo da quest’ultimo arrecato al riposo e alle occupazioni dei vicini a fronte delle emissioni sonore prodotte dall’impianto stereo tenuto a volume alto.

E’ quanto hanno affermato gli Ermellini, con la sentenza in commento, mediante la quale hanno rigettato il ricorso di un papà, confermando quanto già deciso dalla Corte di Appello, a sua volta di conferma della sentenza del Tribunale di condanna per il reato previsto dall’art. 659 cod. pen. [il cui primo comma recita: «Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a trecentonove euro»], per avere dal proprio appartamento, con emissioni sonore prodotte dall’impianto stereo e, comunque, omettendo di adottare le dovute cautele, arrecato disturbo al riposo e alle occupazioni dei vicini.

Il ricorso veniva affidato a tre motivi. Per quanto qui rileva, (i) con il primo motivo il papà aveva lamentato la violazione dell’art. 659 cod. pen., in quanto, a suo dire, come emerso dalla istruzione dibattimentale, «i rumori potevano essere sentiti soltanto nell’appartamento delle persone offese […]mentre nessuno degli altri condomini aveva avvertito la musica; … Di qui la mancanza della idoneità della condotta alla lesione di una indeterminata pluralità di persone quale elemento necessariamente richiesto per la integrazione del reato»; (ii) con il secondo motivo aveva lamentato, circa il mancato esercizio del potere-dovere di sorveglianza su un minore e la mancata adozione di idonee misure quale titolare di diritto, che, nella specie, nessun obbligo ricadrebbe sull’imputato in quanto mero proprietario, non essendo l’appartamento in sé a creare una situazione di pericolo; «né si potrebbe valorizzare l’obbligo di controllo dei genitori sui propri figli come desumibile dall’art. 2048 cod. civ. posto che, ove si applicasse ex se tale norma si addiverrebbe alla conclusione che ogni reato commesso da un minore dovrebbe essere automaticamente imputato a norma dell’art. 40 cod. pen. al genitore. In realtà dovrebbe più correttamente evocarsi la culpa in vigilando, che tuttavia, come affermato dalla più recente giurisprudenza civile, non sussisterebbe ove il minore sia vicino alla maggiore età; nella specie, poi, il minore autore diretto del fatto si è assunto la propria responsabilità ed è stato già giudicato dal Tribunale per i minorenni».

In diritto. Gli Ermellini, nel motivare la conferma della decisione della Corte di Appello, hanno chiarito che l’art. 40, comma 2, cod. pen. prevede che “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo” e non può esservi dubbio che tra gli obblighi giuridici richiamati da tale norma debba ricomprendersi anche quello discendente dalla responsabilità genitoriale nei confronti dei figli minori, essendo i genitori “responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori…” secondo quanto previsto dall’art. 2048 cod. civ.. «Va infatti chiarito come da tale disposizione discenda un obbligo di sorveglianza (cfr. Sez. 4, n. 43386 del 07/10/2010, dep. 07/12/2010, Oriti, Rv. 248953) che, senza escludere la concorrente responsabilità del minore ultraquattordicenne e capace di intendere e di volere, non può non radicare una responsabilità anche del genitore in tutti i casi in cui un tale obbligo sia rimasto inadempiuto, solo restando salva la possibilità, espressamente consentita dal comma 3 dell’art. 2048 cit., di provare di non avere potuto impedire il fatto». Si è del resto ulteriormente chiarito che la responsabilità dei genitori per i fatti illeciti commessi dal minore con loro convivente, prevista dall’art. 2048 cod. civ., è correlata ai doveri inderogabili posti a loro carico all’art. 147 cod. civ. e alla conseguente necessità di una costante opera educativa, tesa a correggere comportamenti non corretti e a consentire la formazione di una personalità quanto più equilibrata, consapevole della relazionalità della propria esistenza e della protezione della propria ed altrui persona da ogni accadimento consapevolmente illecito.

Il ricorso è stato, dunque, rigettato.

 

 

 

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Multa con autovelox su strada extraurbana non valida se il verbale di contestazione non riporta gli estremi del decreto prefettizio

Multa con autovelox su strada extraurbana non valida se il verbale di contestazione non riporta gli estremi del decreto prefettizio

Corte di Cassazione, Civile Sent. Sez. 6, 20.12.2016, n. 26441

La mancata indicazione degli estremi del decreto prefettizio nel verbale di contestazione integra un vizio di motivazione del provvedimento sanzionatorio, e non già una mera irregolarità formale, che pregiudica il diritto di difesa e non è rimediabile nella fase eventuale di opposizione, determinando la non validità della multa per eccesso di velocità rilevata tramite autovelox.

In fatto. Un automobilista, con apposito ricorso, impugnava dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione la sentenza del Tribunale che, in riforma della decisione del Giudice di Pace, aveva rigettato l’opposizione da esso proposta avverso il verbale di contestazione elevato dalla Polizia Municipale per (art. 142 del d.lgs. n. 285/1992) eccesso di velocità rilevato a mezzo autovelox lungo la strada provinciale; il Tribunale aveva ritenuto che non integrava violazione del diritto di difesa la mancata indicazione, nel verbale di contestazione, del decreto prefettizio di individuazione della strada su cui era stata rilevata l’infrazione tra quelle extraurbane nelle quali era consentito l’utilizzo di dispositivi finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni, e che non era sindacabile la scelta della pubblica amministrazione di includere determinate strade o tratti di strada, ai sensi dell’art. 2, comma 2, lettere C e D, del d.lgs. n. 285 del 1992, tra quelli nei quali è consentita la rilevazione a distanza, essendo il controllo giurisdizionale limitato alla verifica della rispondenza delle finalità perseguite dall’amministrazione con quanto indicato dal legislatore.

In diritto. Gli Ermellini accolgono il ricorso dell’automobilista con la sentenza ora in commento, non ritenendo valida la multa per eccesso di velocità rilevata tramite autovelox a fronte della mancata indicazione, nel verbale di contestazione, degli estremi del decreto prefettizio. In disparte gli altri motivi di opposizione, ritenuti infondati – (i) la mancata sottoscrizione del verbale di contestazione, trattandosi di documento redatto su modulo prestampato con il sistema meccanizzato; (ii) la mancata taratura dello strumento, trattandosi di apparecchiatura omologata e sottoposta a verifica e taratura poco tempo prima del rilevamento dell’infrazione; (iii) l’assenza di segnaletica, risultando installati, nel tratto di strada in questione, due cartelli di preavviso a distanza, rispettivamente di 150 e di 400 metri dalla postazione di rilevamento; (iv) la sussistenza, in capo agli agenti e ufficiali della Polizia municipale, del potere di accertamento delle violazioni al codice della strada su tutto il territorio comunale, irrilevante la circostanza che l’unica delibera agli atti riguardava un diverso tratto di strada – la Suprema Corte accoglie, ritenendolo fondato, il primo motivo di impugnazione, con il quale era stata dedotta violazione e falsa applicazione dell’art. 2 del d.lgs. n. 285 del 1992, in relazione all’art. 4 del d.l. n. 121 del 2002, e dell’art. 200 del d.lgs. n. 285 del 1992, in relazione all’art. 383 del d.P.R. n. 495 del 1992, nonché vizio di motivazione, contestandosi l’affermata insindacabilità del provvedimento prefettizio di autorizzazione all’installazione delle apparecchiature di rilevamento automatico della velocità sotto il profilo delle caratteristiche della strada, come previste dall’art. 2, comma 2, lettere C e D, del d.lgs. n. 285 del 1992; che, inoltre, la mancata indicazione degli estremi del decreto prefettizio nel verbale di contestazione integrava un vizio di motivazione del provvedimento sanzionatorio, e non una mera irregolarità formale.

Si legge in sentenza che «risulta in atti che l’infrazione è stata rilevata su una strada extraurbana secondaria e che il verbale di contestazione non conteneva l’indicazione degli estremi del decreto prefettizio con il quale era autorizzata, sulla strada in questione, la rilevazione della velocità a mezzo autovelox e la contestazione differita». La Giurisprudenza della Cassazione, rilevano gli Ermellini, «ha ripetutamente affermato che la mancata indicazione degli estremi del decreto prefettizio nel verbale di contestazione integra un vizio di motivazione del provvedimento sanzionatorio, che pregiudica il diritto di difesa e non è rimediabile nella fase eventuale di opposizione (ex plurimis, Cass., sez. 2, sentenza n. 2243 del 2008; sez. 6-2-, ordinanza n. 331 del 2015)».

Il ricorso è stato accolto e il Comune condannato al pagamento delle spese di giudizio.

Non resta alla scrivente che suggerire, sempre e comunque, un attento controllo del verbale di contestazione, quando ci viene recapitato.

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Automatico l’addebito se la moglie abbandona la casa coniugale, per violazione dell’obbligo di convivenza

Automatico l’addebito se la moglie abbandona la casa coniugale, per violazione dell’obbligo di convivenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 16 settembre – 15.12.2016, n. 25966

Il matrimonio è il vincolo che lega la vita di due coniugi; a riguardo, l’art. 143 del Codice Civile stabilisce che il marito e la moglie acquistano, con esso, gli stessi diritti, da esercitarsi congiuntamente e di comune accordo, e assumono gli stessi reciproci doveri: fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e coabitazione.

Con precipuo riferimento a detto ultimo dovere, vediamo cosa accade se uno dei due coniugi (la moglie, nella fattispecie) abbandona la casa familiare (ed il marito).

In fatto e in diritto. In un procedimento di separazione personale, la Corte d’Appello, in parziale riforma della sentenza del Tribunale, aveva respinto la domanda di addebito proposta dal marito nei confronti della moglie (che era andata via di casa) ritenendo che «per la pronuncia di addebito nella separazione, è necessaria non solo l’esistenza di una violazione degli obblighi tra coniugi nascenti dal matrimonio, ai sensi dell’art. 143 c.c., ma pure quella di uno stretto rapporto di causalità tra tale violazione e l’elemento della intollerabilità della convivenza».

Il marito ha proposto ricorso per Cassazione e i giudici di Piazza Cavour, pur ritenendo il ragionamento dei giudici di merito conforme agli insegnamenti della Cassazione (tra le altre, Cass. n. 9074/2011; n. 2059/2012), lo hanno disatteso.

Il marito aveva chiesto l’addebito della separazione alla moglie, allontanatasi senza motivo dalla casa familiare, addebito che gli Ermellini hanno confermato tenuto conto che l’allontanamento del coniuge dalla casa coniugale, se non assistito da una giusta causa, costituisce violazione dell’obbligo di convivenza. E, contrariamente a quanto sostenuto dalla Corte territoriale, per gli Ermellini «viene meno in tal senso da parte del richiedente l’obbligo di provare il rapporto di causalità tra la violazione e l’intollerabilità della convivenza». Quindi, se l’uomo deve solo argomentare circa l’allontanamento della moglie dalla casa familiare, sarà la donna, se vuole evitare la dichiarazione di addebito, a dover provare, di fronte alla Corte di Appello in sede di rinvio, «la giusta causa dell’allontanamento che potrebbe consistere in un comportamento negativo del coniuge o magari in un accordo tra i due coniugi per dare vita, almeno temporaneamente, ad una separazione di fatto, in attesa di una successiva formalizzazione».

In altri e più chiari termini, quale potrebbe essere una giusta causa di allontanamento dalla casa (tetto) coniugale, il cui onere incombe a chi ha posto in essere l’abbandono ? Non potrà rinvenirsi nei litigi, o nei litigi soltanto, ma dovrà consistere, ad esempio, in comportamenti violenti e/o pericolosi per la propria salute, fisica o mentale, o per quella dei propri figli.

In conclusione, l’abbandono da parte di un coniuge della casa coniugale prima della separazione, magari insieme ai figli minori, senza il consenso dell’altro coniuge, in assenza della giusta causa (come detto, a titolo esemplificativo, per intollerabilità della convivenza per violenze, anche se una decisione della Cassazione l’ha individuata pure nella presenza di una suocera convivente eccessivamente invadente), potrà comportare l’addebito della separazione nei confronti del coniuge che si allontani dalla casa familiare, ed altresì l’affidamento dei figli e dell’abitazione all’altro coniuge.

La giusta causa dovrà quindi rinvenirsi nella presenza di situazioni di fatto (ma anche di avvenimenti o comportamenti altrui) di per sé incompatibili con la protrazione di quella convivenza, ossia tali da non rendere esigibile la pretesa di coabitare.

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Addio all’obbligo di fedeltà nel matrimonio

Addio all’obbligo di fedeltà nel matrimonio

Su Wikipedia, alla voce ‘fedeltà’, si legge: «La fedeltà è una virtù, un impegno morale, con la quale una persona o una collettività di persone si vincolano affinché un legame o un obbligo verso un’altra persona o collettività di persone sia valido e mutuo. Esso si basa sulla fiducia ma non ne è strettamente legato». La fedeltà non è un obbligo, quindi.

Ed ecco allora, passato forse un po’ troppo inosservato, un disegno di legge di una sola riga presentato al Senato in data 25.02.2016, annunciato nella seduta ant. n. 582 del 25.02.2016, a prima firma della senatrice del Pd Laura Cantini e sottoscritto anche da altri colleghi tra cui Monica Cirinnà, assegnato alla 2ª Commissione permanente (Giustizia) in sede referente il 17.05.2016, con l’obiettivo di togliere dall’articolo 143 del Codice Civile il riferimento all’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi. Detto obbligo, secondo la stessa Cantini, è un “retaggio di una visione ormai superata e vetusta del matrimonio” (Sic !)

Ecco il disegno di legge (DDL S. 2253):

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa dei senatori CANTINI, BENCINI, BORIOLI, CAPACCHIONE, CARDINALI, CIRINNÀ, Stefano ESPOSITO, FABBRI, LO GIUDICE, LUMIA, MARAN, MATURANI, MORGONI, PEZZOPANE, PUGLISI e Gianluca ROSSI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 24 FEBBRAIO 2016

Modifiche all’articolo 143 del codice civile, in materia di soppressione dell’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi

Onorevoli Senatori. — Il presente disegno si propone di modificare l’articolo 143 del codice civile sopprimendo l’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi in quanto retaggio di una visione ormai superata e vetusta del matrimonio, della famiglia e dei doveri e diritti dei coniugi.

Secondo giurisprudenza costante della Suprema Corte, la dichiarazione di addebito della separazione richiede la prova che l’irreversibilità della crisi coniugale sia collegabile al comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio di uno o di entrambi i coniugi sussistendo un nesso di causalità fra di esso e il determinarsi dell’intollerabilità della convivenza.

In particolare riguardo l’obbligo di fedeltà secondo la sentenza della Corte di cassazione, sez. I, civile, 4 aprile 2014, n. 7998, il giudice non può fondare la pronuncia di addebito della separazione sulla mera inosservanza del dovere di fedeltà coniugale, ma deve verificarne l’effettiva incidenza causale sul fallimento della convivenza coniugale previ accertamento rigoroso e valutazione complessiva e comparativa del comportamento di entrambi i coniugi, tenendo conto anche della frequenza e delle modalità con cui l’infedeltà è avvenuta. Dello stesso tenore, la sentenza della Cassazione civile, 11 giugno 2008, n. 15557, ove si legge: «(…) il Giudice non può fondare la pronuncia di addebito sulla mera inosservanza dei doveri di cui all’articolo 143 del codice civile dovendo, per converso, verificare l’effettiva incidenza delle relative violazioni nel determinarsi della situazione di intollerabilità della convivenza. (…) A tale regola non si sottrae l’infedeltà di un coniuge la quale, pur rappresentando una violazione particolarmente grave, specie se attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale, può essere rilevante al fine dell’addebitabilità della separazione soltanto quando sia stata causa o concausa della frattura del rapporto coniugale e non anche, pertanto, qualora risulti non aver spiegato concreta incidenza negativa sull’unità familiare e sulla prosecuzione della convivenza medesima: come avviene allorquando il giudice accerti la preesistenza di una rottura già irrimediabilmente in atto perché autonoma ed indipendente dalla successiva violazione del dovere di fedeltà».

Inoltre, con la legge 10 dicembre 2012, n. 21 («Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali») è stato superato il problema annoso della distinzione fra figli legittimi e figli naturali, distinzione odiosa che ha portato il legislatore a prevedere l’obbligo di fedeltà tra i coniugi. Infatti, l’articolo 143 del codice civile stabilendo l’obbligo di fedeltà tra i coniugi si richiama soprattutto alla fedeltà sessuale della donna perché, fino a non molto tempo fa, solo la fedeltà della medesima era un modo per «garantire» la legittimità dei figli.

Con la citata legge n. 21 del 2012 questa motivazione è stata superata: non esiste più la distinzione tra figli legittimi e figli naturali grazie all’equiparazione nei diritti di tutti i figli comunque nati. Si tratta di una legge di civiltà che ha superato un retaggio di arretratezza e un atteggiamento discriminatorio nei confronti dei figli naturali.

Pertanto, l’obbligo alla fedeltà deve essere inteso, non solo come fedeltà sessuale, ma anche e soprattutto, come fiducia e rispetto dell’altro, un valore importante, ma non ascrivibile certamente tra i doveri da imporre con legge dello Stato.

Ora si auspica un ulteriore passo in avanti che tenga conto della trasformazione della realtà, della società e dei rapporti tra i componenti della famiglia.

DISEGNO DI LEGGE

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Art. 1.

  1. All’articolo 143, comma secondo, del codice civile, le parole: «alla fedeltà,» sono soppresse.

In tale contesto, appaiono di buon senso le osservazioni dell’Avv. Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione nazionale avvocati matrimonialisti, che boccia l’idea dei senatori Pd: «Fermo restando che usi e costumi degli italiani sono profondamente cambiati, anche attraverso l’uso dei social network, non è condivisibile questa pezza a colori che vogliono mettere alcuni parlamentari. La fedeltà è un valore laico e deve valere per tutti». Secondo Gassani, «da una lettura attenta del ddl Cirinnà si evince che le unioni civili sono un vero e proprio matrimonio». Pertanto, «se dobbiamo tutelare diritti civili di tutti non possiamo poi fare un testo di legge per cui l’obbligo di fedeltà sia considerato qualcosa di secondario. Andava prevista la fedeltà tra le coppie dello stesso sesso come nelle coppie sposate».

Stiamo a vedere cosa succede.

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Impianto di videosorveglianza. Violata la riservatezza solo se le telecamere risultano puntate verso le finestre/porte delle abitazioni private dei condomini Divieto di occupare con oggetti mobili i viali di accesso e in genere gli spazi di proprietà comune.

Impianto di videosorveglianza. Violata la riservatezza solo se le telecamere risultano puntate verso le finestre/porte delle abitazioni private dei condomini

Divieto di occupare con oggetti mobili i viali di accesso e in genere gli spazi di proprietà comune.

Tribunale di Roma, sezione V, 20.02.2015 n. 3977

Le liti in condominio offrono continui spunti di riflessioni, come il caso ora sottoposto all’esame del Tribunale in cui una condomina aveva apposto alcune telecamere su spazi comuni nonché alcuni grandi vasi sui vialetti condominiali destinati al passaggio, che impedivano alle vetture di transitare e di parcheggiare, in violazione del disposto di cui all’art. 1102 cod. civ. e dell’art. 13 del regolamento di condominio, così provocando l’iniziativa giudiziaria di altri condomini.

In fatto e in diritto. Le attrici eccepivano l’illegittimità della apposizione, oltre che dei vasi, come sopra indicato, delle telecamere in quanto violava, anche con riguardo alle prescrizioni del provvedimento del garante della privacy del 08.04.2010, i loro diritti alla riservatezza ed alla privacy. Le attrici dunque concludevano per la condanna della convenuta alla rimozione delle telecamere, dei vasi ed al risarcimento dei danni subìti da liquidare in via equitativa. Si costituiva la convenuta chiedendo dichiararsi la nullità della domanda risarcitoria per la sua indeterminatezza, oltre al rigetto delle altre domande. Il Condominio intervenuto, si associava alle domande delle attrici. Veniva ammessa, ed espletata, la Consulenza Tecnica di Ufficio alla quale il Giudice si riporta nell’individuare, nella fattispecie, un impianto di videosorveglianza costituito da sei telecamere, di cui cinque poste lungo il perimetro dei vialetti condominiali, rivolte verso la facciata del palazzo, e una rivolta verso l’ingresso al piano seminterrato. La C.T.U., pertanto, aveva accertato che le telecamere inquadravano solo le finestre di proprietà esclusiva del singolo condomino. Inutile il richiamo al Codice Privacy in assenza di una puntuale regolamentazione in materia (più volte segnalata dal Garante al Governo ed al Parlamento) in quanto gli artt. 23 e 24 del D.Lgvo 196/2003 (in tema di necessario previo consenso espresso dell’interessato o di liceità del trattamento) disciplinano solo i casi nei quali i dati siano destinati alla comunicazione o alla diffusione e non già a scopi personali, come nella specie. Peraltro, rileva il Giudice, alcune delle indicazioni dettate dal Garante non tengono conto della giurisprudenza di legittimità secondo cui «le aree comuni non rientrano nei concetti di domicilio, di privata dimora, e di ‘appartenenza di essi’, nozioni che individuano una particolare relazione del soggetto con l’ambiente in cui vive la sua vita privata in modo da sottrarla da ingerenze esterne in quanto le parti comuni sono in realtà destinate all’uso da parte di un numero indeterminato di soggetti (fra le altre, Cass. Pen. 44701/08)». Nel caso in esame, rileva il Tribunale, l’impianto di sorveglianza non viola la privacy in quanto riprende solo beni di proprietà della convenuta. Ciò in linea con l’intervento recente del legislatore in materia condominiale (art. 1122 ter cod. civ.), laddove ha finito per ritenere, seppure implicitamente, lecita, anche in mancanza del consenso unanime di tutti i comproprietari, e quindi contro la volontà di taluno dei partecipanti, l’installazione di telecamere puntate sulle parti comuni dell’edificio, che possono essere oggetto di legittime attività limitative della privacy.

La violazione della riservatezza si configura soltanto se le telecamere risultano puntate verso le finestre/porte delle abitazioni private dei condomini.

La domanda viene, pertanto, rigettata.

Diversa sorte per la domanda con la quale le attrici hanno chiesto la rimozione dei vasi apposti lungo il vialetto di accesso, in violazione di disposizione regolamentare. Il regolamento condominiale ha natura contrattuale in quanto l’atto depositato presso il notaio risulta trascritto presso la conservatoria dei registri immobiliari. Le relative clausole sono opponibili a tutti i proprietari esclusivi e vanno rimossi i vasi che ingombrano il vale di accesso, rendendo difficoltoso l’accesso veicolare, anche tenuto conto che, nella specie, vi è un articolo apposito, nel predetto regolamento, che fa divieto, tra l’altro, di occupare stabilmente con oggetti mobili i viali di accesso.

 

 

 

 

 

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Il verbale di contravvenzione deve essere annullato se manca la prova della avvenuta e adeguata pubblicità del divieto di circolazione

Il verbale di contravvenzione deve essere annullato se manca la prova della avvenuta e adeguata pubblicità del divieto di circolazione

Tribunale di Napoli, Sez. X, 08.02.2016 n. 1638

In fatto. Per l’infrazione al divieto di circolazione, la Polizia Municipale elevava il verbale di contravvenzione, cui seguiva l’ordinanza prefettizia di ingiunzione di pagamento, nei confronti della quale [X] proponeva opposizione dinanzi al Giudice di Pace – deducendo l’illegittimità del provvedimento per carenza di istruttoria e di motivazione nonché per l’inesistenza della condotta violata, stante la mancata conoscenza del divieto di circolazione veicolare, e dunque la sua buona fede –, opposizione che veniva però rigettata. Proposto appello dal soccombente, questo viene ritenuto fondato dal Tribunale sulla scorta delle seguenti motivazioni.

In diritto. Il Tribunale, inserendosi nel solco della costante giurisprudenza di legittimità, in tema di opposizioni alle sanzioni amministrative, riporta il principio secondo cui «in tema di violazioni amministrative, ai sensi dell’art. 3 della legge 24 novembre 1981, n. 689, per integrare l’elemento soggettivo dell’illecito è sufficiente la semplice colpa, per cui l’errore sulla liceità della relativa condotta, correntemente indicato come “buona fede”, può rilevare in termini di esclusione della responsabilità amministrativa, al pari di quanto avviene per la responsabilità penale in materia di contravvenzioni, solo quando esso risulti inevitabile, occorrendo a tal fine un elemento positivo, estraneo all’autore dell’infrazione, idoneo ad ingenerare in lui la convinzione della sopra riferita liceità, oltre alla condizione che da parte dell’autore sia stato fatto tutto il possibile per osservare la legge e che nessun rimprovero possa essergli mosso, così che l’errore sia stato incolpevole, non suscettibile cioè di essere impedito dall’interessato con l’ordinaria diligenza (cfr. Cass. 16320/10, 13610/07, 19759/15)». A conforto delle proprie ragioni l’appellante deduce di essere stato nell’impossibilità oggettiva di venire a conoscenza della delibera comunale contenente il divieto di circolazione in quanto lo stesso giorno in cui veniva fermato dalla Polizia Municipale era sbarcato dalla nave proveniente da altra città in cui il divieto non era vigente. E mentre l’appellante produce in giudizio il biglietto della nave, provando così la sua assoluta buona fede, né il Prefetto né il Comune sono in grado di provare che la delibera comunale sarebbe stata conoscibile con l’ordinaria diligenza, presupposto indispensabile per affermare l’esistenza dell’elemento soggettivo della colpa e per applicare la sanzione amministrativa.

Spese di giudizio compensate nella misura del 50%.

 

 

 

 

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Pavimentazione in sampietrini. Marciapiede sconnesso. Il Comune non è responsabile dell’infortunio occorso al pedone.

Pavimentazione in sampietrini. Marciapiede sconnesso. Il Comune non è responsabile dell’infortunio occorso al pedone.

Tribunale di Velletri, Sez. II, 04.10.2016 n. 2921

In fatto. A seguito di una caduta [asseritamente] determinata per i “sampietrini del marciapiede sconnesso”, per il fatto che “il piano calpestabile del marciapiede risultava non omogeneo e privo di manutenzione, con alcuni sampietrini sollevati rispetto al livello del piano stradale”, come si legge nel passo dell’atto di citazione riportato nella sentenza qui in commento, la Signora [X] adìva il Tribunale per sentire dichiarare la responsabilità del Comune convenuto ed il conseguente risarcimento dei danni sopportati, e ciò ai sensi dell’art. 2051 c.c. [‘Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito’].

In diritto. Il Giudice ha rigettato la pretesa risarcitoria dell’attrice, sulla base delle seguenti considerazioni. La caratteristica della pavimentazione in sampietrini, ha sostenuto il Giudice, sta proprio nella irregolarità della superficie, quindi nella sua non uniformità, circostanza che impone all’utente della strada accortezza ed attenzione particolari. Peraltro, l’evento dannoso si è verificato in pieno giorno, in una strada che l’attrice conosceva bene, abitando nei pressi del luogo in cui è avvenuta la caduta. Di conseguenza, il sinistro è ascrivibile al fatto stesso della attrice «in forza del principio di autoresponsabilità che obbliga ciascuno a risentire sulla propria sfera giuridica le conseguenze della mancata adozione delle cautele che identificano il contenuto della comune diligenza esigibile nella vita sociale e che costituisce la frontiera estrema della responsabilità civile, normativamente segnata dall’art. 1227 c.c..». Altrimenti, ogni negligenza ed ogni disattenzione potrebbero trasformarsi in una circostanza idonea a fondare la responsabilità civile della Pubblica Amministrazione.

Alla attrice soccombente non resta che pagare le spese di lite.

 

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Ripartizione spese locatore-conduttore

Ripartizione spese locatore-conduttore

Sinteticamente, al proprietario (locatore), salvi diversi accordi che, tutti, devono risultare dal contratto regolarmente registrato, spettano le spese per la manutenzione straordinaria mentre all’inquilino (conduttore) gli interventi di manutenzione ordinaria.

Ciò premesso, poiché non sempre è agevole differenziare le spese ordinarie dalle straordinarie, esistono varie tabelle, approvate dalle rispettive organizzazioni di categoria (proprietari e inquilini), vòlte a facilitare una tale comprensione.

Quanto più ampio è il consenso delle associazioni di categoria nella predisposizione di una tabella, come ad esempio quella condivisa nell’aprile 2014 tra Confedilizia, Sunia, Sicet e Uniat, tanto più alto sarà il numero di coloro che decideranno di adottarla come riferimento tenuto conto che, per essere vincolanti per le parti, dovranno essere recepite dai regolamenti condominiali e richiamate nei contratti di locazione.

Di seguito la tabella oneri accessori (all. G) allegata al D.M. 30/12/2002, relativa ai contratti di locazione convenzionati, in alcune parti integrata da quella concordata, appunto, tra Confedilizia e Sunia-Sicet-Uniat, registrata il 30.04.2014 (Agenzia Entrate, Ufficio territoriale Roma 2, n. 8455/3):

 

[LEGENDA                                        L=Locatore                                                    C=Conduttore]

 

 

AMMINISTRAZIONE

Tassa occupazione suolo pubblico per passo carrabile                                                                   C

Tassa occupazione suolo pubblico per lavori condominiali                                                L

 

ASCENSORE

Manutenzione ordinaria e piccole riparazioni                                                                                  C

Installazione e manutenzione straordinaria degli impianti                                                  L

Adeguamento alle nuove disposizioni di legge                                                                   L

Consumi energia elettrica per forza motrice e illuminazione                                                           C

Ispezioni e collaudi                                                                                                                          C

 

AUTOCLAVE

Installazione e sostituzione integrale dell’impianto o di componenti primari

(pompa, serbatoio, elemento rotante, avvolgimento elettrico ecc.)                                     L

Manutenzione ordinaria                                                                                                                   C

Imposte e tasse di impianto                                                                                                  L

Forza motrice                                                                                                                                    C

Ricarico pressione del serbatoio                                                                                                       C

Ispezioni, collaudi e lettura contatori                                                                                                 C

IMPIANTI DI ILLUMINAZIONE, DI VIDEOCITOFONO E SPECIALI

Installazione e sostituzione dell’impianto comune di illuminazione                                    L

Manutenzione ordinaria dell’impianto comune di illuminazione                                                       C

Installazione e sostituzione degli impianti di suoneria e allarme                                        L

Manutenzione ordinaria  degli impianti di suoneria e allarme                                                          C

Installazione e sostituzione dei citofoni e videocitofoni                                                      L

Manutenzione ordinaria dei citofoni e videocitofoni                                                                         C

Installazione e sostituzione di impianti speciali di allarme, sicurezza e simili                    L

Manutenzione ordinaria di impianti speciali di allarme, sicurezza e simili                                       C

Installazione e sostituzione di impianti di videosorveglianza                                             L

Manutenzione ordinaria di impianti di videosorveglianza                                                               C

IMPIANTI DI RISCALDAMENTO, CONDIZIONAMENTO, PRODUZIONE ACQUA CALDA, ADDOLCIMENTO ACQUA, PRODUZIONE DI ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI

Installazione e sostituzione degli impianti                                                                           L

Adeguamento degli impianti a leggi e regolamenti                                                             L

Manutenzione ordinaria degli impianti, compreso il rivestimento refrattario                                  C

Pulizia annuale degli impianti e dei filtri e messa a riposo stagionale                                           C

Lettura dei contatori                                                                                                                       C

Acquisto combustibile, consumi di forza motrice, energia elettrica e acqua                                  C

 

IMPIANTI SPORTIVI

Installazione e manutenzione straordinaria                                                                          L

Addetti (bagnini, pulitori, manutentori ordinari ecc.)                                                                        C

Consumo di acqua per pulizia e depurazione; acquisto di materiale

per la manutenzione ordinaria (es.: terra rossa)                                                                              C

 

IMPIANTO ANTINCENDIO

Installazione e sostituzione dell’impianto                                                                            L

Acquisti degli estintori                                                                                                         L

Manutenzione ordinaria                                                                                                                   C

Ricarica degli estintori, ispezioni e collaudi                                                                                     C

 

IMPIANTO CENTRALIZZATO DI RICEZIONE RADIOTELEVISIVA E DI FLUSSI INFORMATIVI

Installazione, sostituzione o potenziamento dell’impianto centralizzato

per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere

di flusso informativo anche da satellite o via cavo                                                              L

Manutenzione ordinaria dell’impianto centralizzato per la ricezione

radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo

anche da satellite o via cavo                                                                                                            C

PARTI COMUNI

Sostituzione di grondaie, sifoni e colonne di scarico                                                           L

Manutenzione ordinaria grondaie, sifoni e colonne di scarico                                                         C

Manutenzione straordinaria di tetti e lastrici solari                                                             L

Manutenzione ordinaria dei tetti e dei lastrici solari                                                                         C

Manutenzione straordinaria della rete di fognatura                                                            L

Manutenzione ordinaria della rete di fognatura, compresa la disotturazione

dei condotti e pozzetti                                                                                                                       C

Sostituzione di marmi, corrimano, ringhiere                                                                         L

Manutenzione ordinaria di pareti, corrimano, ringhiere di scale e locali comuni                               C

Consumo di acqua ed energia elettrica per le parti comuni                                                              C

Installazione e sostituzione di serrature                                                                               L

Manutenzione delle aree verdi, compresa la riparazione degli attrezzi utilizzati                               C

Installazione di attrezzature quali caselle postali, cartelli segnalatori, bidoni,                      L

armadietti per contatori, zerbini, tappeti, guide e altro materiale di arredo

Manutenzione ordinaria di attrezzature quali caselle postali, cartelli                                                 C

segnalatori, bidoni, armadietti per contatori, zerbini, tappeti, guide

e altro materiale di arredo

Tassa occupazione suolo pubblico per passo carrabile                                                                     C

Tassa occupazione suolo pubblico per lavori condominiali                                                  L

 

PARTI INTERNE ALL’APPARTAMENTO LOCATO

Sostituzione integrale di pavimenti e rivestimenti                                                                 L

Manutenzione ordinaria di pavimenti e rivestimenti                                                                            C

Manutenzione ordinaria di infissi e serrande, degli impianti di riscaldamento

e sanitario                                                                                                                                          C

Rifacimento di chiavi e serrature                                                                                                        C

Tinteggiatura di pareti                                                                                                                         C

Sostituzione di vetri                                                                                                                             C

Manutenzione ordinaria di apparecchi e condutture di elettricità, dei cavi,

degli impianti citofonico, videocitofonico e degli impianti individuali di

videosorveglianza, per la ricezione radiotelevisiva  e per l’accesso a qualunque

altro genere di flusso informativo anche da satellite o via cavo                                                         C

Verniciatura di opere in legno e metallo                                                                                             C

Manutenzione ordinaria dell’impianto di riscaldamento e condizionamento                                      C

Manutenzione straordinaria dell’impianto di riscaldamento           e condizionamento              L

PORTIERATO

Trattamento economico del portiere e del sostituto, compresi contributi

previdenziali e assicurativi, accantonamento liquidazione, tredicesima,

premi, ferie e  indennità varie, anche locali, come da c.c.n.l.                    L10%         C90%

Materiale per le pulizie                                                                                                                        C

Indennità sostitutiva alloggio portiere prevista nel c.c.n.l.                          L10%         C90%

Manutenzione ordinaria della guardiola                                                      L10%         C90%

Manutenzione straordinaria della guardiola                                                                               L

PULIZIA

Spese per l’assunzione dell’addetto                                                                                          L

Trattamento economico dell’addetto, compresi contributi previdenziali

e assicurativi, accantonamento liquidazione, tredicesima, premi,

ferie e indennità varie, anche locali, come da c.c.n.l.                                                                            C

Spese per il conferimento dell’appalto a ditta                                                                              L

Spese per le pulizie appaltate a ditta                                                                                                     C

Materiale per le pulizie                                                                                                                           C

Acquisto e sostituzione macchinari per la pulizia                                                                         L

Manutenzione ordinaria dei macchinari per la pulizia                                                                            C

Derattizzazione e disinfestazione dei locali legati alla raccolta delle immondizie                                  C

Disinfestazione di bidoni e contenitori di rifiuti                                                                                       C

Tassa rifiuti o tariffa sostitutiva                                                                                                               C

Acquisto di bidoni, trespoli e contenitori                                                                                        L

Sacchi per la preraccolta dei rifiuti                                                                                                         C

 

SGOMBERO NEVE

Spese relative al servizio, compresi i materiali d’uso                                                                            C